feb
17

Perché i clienti non mi trovano? Eppure sono così figo!

Sono settimane che ti arrovelli e non riesci a trovare una soluzione che ti convince. Percorri in lungo e in largo il tuo ufficio/studio (come uno zio Paperone furibondo) blaterando:

“Perché, perché? Proprio a me…!”

Eppure (ti stai ripetendo davanti allo specchio) ho fatto tutto:

1.    aperto il mio bravo blog, con la foto un po’ da divo
2.    pubblicato il mio bel curriculum nella pagina “chi sono”
3.    iniziato a scrivere i miei bei post dove posso finalmente sfoggiare la mia competenza
4.    aggiunto una bella foto dove discuto la mia tesi di laurea

Ma alla fine di questa acuta analisi, il risultato non cambia:


non mi si fila nessuno!    :-(

Guardi i dati di traffico, i commenti, le richieste di contatto e… senti l’eco del rimbombo! Leggi tutto »

feb
12

La finta sicurezza del posto fisso

Questa mattina – mentre leggevo sul Corriere della Sera che l’84 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni per avere il posto fisso sarebbe disposto a guadagnare di meno – ho ricevuto un commento che mi ha fatto particolarmente piacere. Non che gli altri che ricevo siano meno importanti ed emozionanti… È che questo è scritto da un’amica con cui abbiamo condiviso del lavoro insieme. E di cui conosco parte delle sue ambizioni.

È una persona speciale, le cui riflessioni meritavano un posto speciale. Per questo ho pensato – caro lettore – di farti cosa gradita ripubblicandolo come post (è probabile che nell’area dei commenti restasse meno visibile).

Grazie dunque a Concita: aver espresso il suo punto di vista in maniera così chiara fa onore alla sua spinta propulsiva di diventare una persona preziosa per gli altri. Un coach di se stessa e di chi vorrà avere il piacere di farsi aiutare da lei.

Il commento si riferisce al mio post:
Lavorare con passione: che bella idea!

Carissimo Alessandro…. quanto sono d’accordo con quello che dici!

E parlo nella veste di chi, come me, in passato ha scelto la via più comoda dell’impiego pubblico. Una veste che indosso tuttora e che, ormai, mi sta sempre più stretta. Qualcuno potrebbe pensare che con i tempi che corrono… dovrei sentirmi fortunata anziché lamentarmi. Sinceramente mi sento fortunata… ma non si vive di solo pane. Leggi tutto »

feb
07

Lavorare con passione: che bella idea!

Per la prima volta nella storia dell’uomo abbiamo la possibilità di plasmare il lavoro secondo il nostro stile di vita e non il contrario… Sarebbe da pazzi farsela scappare.

Questa frase, che ho letto di recente, ha attirato la mia attenzione e mi ha indotto ad alcune riflessioni che riguardano il personal branding. E che voglio condividere con te.

Hai mai pensato a come siamo fortunati? In fondo oggi è possibile guadagnarsi da vivere praticamente con qualsiasi attività. No, non sono pagato dal governo per sostenere le tesi Monti-Fornero, secondo la quale “chi offre posti fissi di lavoro regala illusioni”… Si può essere o meno d’accordo, ma non è questo il punto.

Penso ad alcuni lavori intrapresi da persone dotate di creatività e spirito imprenditoriale. Sarà capitato anche a te di leggere inserzioni, blog, pagine social, dove giovani (e meno giovani) propongono:

•    Correzione documenti e tesi di laurea
•    Battitura testi
•    Sostegno studio on line
•    Disbrigo pratiche burocratiche
•    Istruttore di yoga
•    Personal trainer

oppure

•    Piatti e cucina a domicilio
•    Lavori di riparazione
•    Sartoria
•    Creazione bijoux
•    Bricolage con pasta di sale o altro

E l’elenco potrebbe essere lungo all’infinito… Gente partita da una passione e da un semplice sito, e arrivata a creare piccole associazioni, cooperative e società, alcune delle quali hanno via via assunto dimensioni sempre più interessanti e redditizie.

Alieni o cittadini di un mondo in continua espansione?

Credo piuttosto si tratti di persone come te che non si accontentano di avere i soldi per pagare i conti, ma desiderano che nella propria vita ci sia qualcosa di più. Vogliono creare qualcosa di unico. Hanno idee importanti da condividere. Fanno nuove esperienze, corrono qualche rischio, si divertono e accettano la possibilità di fallire. Ma anche quella di fare centro e sistemarsi.

Non credi che la rivoluzione del lavoro a cui stiamo assistendo abbia fatto perdere significato alla parola “impiego”? Non sarà arrivato il momento di riscrivere il vocabolario che identifica il mondo delle professioni?

Mi riferisco (e lo farò sempre più spesso dalle pagine di questo blog) a chi tra di voi ha ormai capito che – per conquistarsi un posto nel mondo del lavoro (non nel senso di impiego fisso) – occorre assecondare le proprie passioni, le attitudini, i talenti lasciati troppo spesso a invecchiare in naftalina.

Aiuta gli altri con il tuo lavoro

Non nascondere il tuo lato giocoso, irriverente, informale, creativo. Né il tuo legittimo interesse al lato pecuniario della faccenda. Nessuno vuole lavorare gratis: tutti però possiamo investire parte della nostra competenza per far capire agli altri come la nostra soluzione può risolvere esattamente il loro problema.

Parlo per esperienza diretta. Molti potenziali clienti, organizzazioni o aziende che mi contattano – magari per organizzare un corso di scrittura efficace al loro interno – vogliono capire meglio di cosa mi occupo. Hanno intuito che potrei essere la persona giusta per le loro esigenze, ma non è detto che sappiano quale sia il percorso migliore da fare insieme.

Alcuni (prima o dopo il nostro incontro) hanno visitato questo blog, i miei profili social, le persone che hanno rapporti con me. Si sono cioè fatti un’idea del mio mondo. Questa analisi – te lo posso garantire e lo farò meglio in un prossimo post – vale più di mille curriculum “perfettini” e allineati.

Come ha scritto nei suoi versi la poetessa polacca Wislawa Szymborska (riletta qualche sera fa da Roberto Saviano), nei curriculum non c’è traccia della parte più vera di noi stessi.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

(da “Come si scrive un curriculum”)

Se ti è piaciuto questo articolo, puoi lasciarmi un tuo commento e condividerlo con chi preferisci.

Leggi anche Oggi ho deciso di autopromuovermi

feb
02

Metti poesia nella tua scrittura. E sarà vincente

Lascia che ti racconti come ho conosciuto la “poetessa della quotidianità”. Era il pomeriggio di un giorno di febbraio del 2009: ancora non sapevo che di lì a poco avrei scoperto l’esistenza di una fra le persone che hanno cambiato il mio modo di scrivere. E il mio atteggiamento nel ragionare sulle emozioni della scrittura.

Nel programma radiofonico Il terzo anello – Damasco, l’attore e scrittore Giuseppe Cederna parlava di Wislawa Szymborska, una poetessa polacca nata nel 1923, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996.

Cederna raccontava a noi ascoltatori il suo incontro con la poesia e con un’autrice molto particolare: quella Szymborska (da pronunciare con una delicata Sgiiii… iniziale) che applicava la poesia alla vita, in tutte le sue manifestazioni. Anche quelle più irrilevanti, fino all’amore e alla morte.

Ho subito (il giorno dopo) acquistato un suo libricino – si chiama Due punti, edito da Adelphi – che non è solo una meravigliosa raccolta di poesie. È un sollievo dell’anima da portare sempre con sé, da sfogliare nei momenti di sconforto, come in quelli di gioia. Da tenere sul comodino, in valigia, nel cuore.

Wislawa Szymborska è morta ieri a Cracovia. Aveva 88 anni. Non so bene perché, ma sono sicuro che la sua energia resterà per sempre. Chiunque di noi la può liberare aprendo le pagine delle sue poesie.

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.

Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali,
quanto triste è stato.

gen
23

Il personal branding di Saviano: l’unico modo per vincere

È interessante analizzare il linguaggio di Roberto Saviano per capire la sua abilità di artigiano della parola, sia scritta che verbale.

Uno degli obiettivi di Scrittura Vincente! è d’altronde quello di aiutarti a comprendere con più attenzione i meccanismi che sottendono la comunicazione efficace e il modo d’esprimersi delle persone. Abituandoti a “guardare oltre”, a intuire che cosa si nasconda dietro una frase all’apparenza innocua, potrai leggere con migliori risultati le intenzioni degli interlocutori e costruire con più consapevolezza la struttura delle tue frasi.

Saviano, dunque!

Come già sai, non mi interessa entrare nel merito dei contenuti. Saviano può essere più o meno simpatico, si può essere d’accordo o in disaccordo con le tesi da lui sostenute. Qui ci è utile capire come l’autore di Gomorra conduca il marketing di se stesso, quale sia la sua linea di personal branding. Proprio perché sa di essere un personaggio che divide, Saviano è attento a non deludere i suoi due target: quelli che lo adorano e coloro invece che lo attaccano a ogni piè sospinto.

Saviano alle Invasioni barbariche

Mi hanno colpito alcune cose di Saviano ospite nel programma di Daria Bignardi su La7. C’era la curiosità di rivederlo nel ruolo di outsider, dopo sei mesi passati in America. Nei primi minuti di trasmissione, è stato intervistato da Lorenzo Jovanotti in una sorte di coup de théâtre che ha spiazzato i telespettatori delle Invasioni.

In questi primi minuti, i due hanno parlato di Berlusconi (senza nominarlo) e di Monti (nominandolo invece come prima parola dell’intero dialogo, quasi una sorta di titolo per settare da subito il livello della conversazione).

“Solo un anno fa era inimmaginabile” ha detto Saviano – privilegiando il canale visivo che aiuta a descrivere le proiezioni future – lasciando intendere “era inimmaginabile che al governo andasse un personaggio così opposto rispetto al suo predecessore”.

Saviano continua: “Il 20 gennaio scorso le agenzie di stampa battevano la notizia di Berlusconi bacchettato dalla Chiesa per i suoi comportamenti poco rispettabili”. Qui Saviano vuole consolidare il suo personaggio di persona documentata, che parla in base alle carte scritte, che è attento alle contraddizioni e che non vede l’ora di esporre i confronti SilvioB-MarioM.

E se ci abituiamo ai tecnici?

Saviano adotta un passaggio teatrale, che va a colpire tutti e tre i sistemi rappresentazionali. La frase è “Il mondo ha fatto un giro”, bella immagine per i visivi. Ma alle parole aggiunge un gesto delle mani che disegnano una circonferenza e si scontrano (cinestesico) con un suono di sottofondo (“bam”, ben gradito dagli uditivi).

Più avanti, imbeccato da Jovanotti (che faceva da spalla, visti i temi politici), introduce il tema del governo tecnico. “È vero che il tecnico è come un idraulico, ti risolve solo il problema senza darti consigli in generale sul miglioramento della casa…”. Qui i due, con un’intesa maliziosa, lasciano qualche secondo di pausa che ogni spettatore può riempire. Nel caso che qualcuno sia rimasto fermo, sono loro a completare i puntini della frase: “Se poi funziona e ci abituiamo così tanto ai tecnici, come facciamo a tornare ai politici?”.

Saviano ha necessità e urgenza di ripresentarsi come interprete del sentimento dei giovani lontani dalla politica. Sui suoi profili social (Twitter e Facebook) utilizza un linguaggio cauto, evocativo, quasi didascalico. La sua assenza dall’Italia per sei mesi era stata bacchettata da qualche osservatore come una “fuga” in America. Per evitare di far passare il messaggio “ora ritorno sul carro del vincitore”, Saviano mescola un po’ di pragmatismo anglosassone, così da giustificare il suo soggiorno a New York. Di fatto – è ciò che sta dietro le sue frasi – non si è trattato di fuga ma di un periodo di studio e confronto. In verità ha potuto rifiatare rispetto alle stringenti misure di protezione a cui è sottoposto in Italia.

Tanto è vero che i giovani di Zuccotti Park l’hanno chiamato a parlare come interprete dell’Italia che reagisce alle mafie. È una sorta di patente di fedeltà alla causa, la sua. Un master preso sul campo della protesta americana, laddove gli indignati sono ferocemente determinati e abili nella comunicazione “al punto – testimonia Saviano – da mettersi in fila ordinatamente per farsi arrestare” (e qui scatta il paragone implicito con le proteste di piazza San Giovanni a Roma, dove i black bloc misero a ferro e fuoco mezza Capitale).

Per sostenere la causa che Monti vada sostenuto anche oltre il suo mandato naturale, lo scrittore rilancia il tema “la politica dovrebbe essere visione”. Ottimo per i visivi e utile invece per i cinestesici ‘concreti’ il passaggio quando aggiunge “è come nella vita: progettualità, costruzione, non soluzione immediata”.

L’ossessione per le mafie

Chiudo con alcuni riferimenti che Saviano – sempre spalleggiato dall’amico e ammiratore Jovanotti – porta di se stesso. Del suo brand personale.

“Così elegante sembri un boss” gli dice (divertito per il doppio senso) il cantante. “Ho cercato di essere più presentabile” risponde Saviano. Qui torna ancora il tema dell’auto-immagine di persona “impresentabile”, che alla fine si rifà all’unico modello che gli incute ribrezzo (e forse ammirazione): il boss!

C’è un po’ di ossessione – lo confessa lui stesso – nella simbiosi con il tema delle mafie. Va bene che per rafforzare il personal branding occorre essere super-specializzati. Ma in qualità di grande esperto di criminalità organizzata, Saviano ci racconta che per lui le mappe delle città nel mondo non sono quelle turistiche, bensì quelle delle bande di quartiere.

Sempre in tema look, ecco il riferimento alle scarpe consumate camminando per New York (messaggio implicito: qui in Italia non posso fare nemmeno un passo da persona libera).

L’unico modo per vincere

In chiusura Saviano mi ha strappato un sorriso amichevole. Si parla della crisi che ha falciato posti di lavoro, speranze, fiducia nel futuro. Lo scrittore si ribella a questa immagine di rassegnazione e porta il paragone di se stesso, partito senza aiuti da un paesino in provincia di Caserta. Che è emerso dal nulla grazie alla forza delle sue parole. La parola al centro. La parola scritta, la parola urlata e persino sussurrata. “Questa crisi è un’occasione – ha detto – è inutile inseguire un lavoro sicuro. Quello schema non esiste più, ce l’hanno tolto da sotto gli occhi. Tanto vale fare quello che uno sente, trasformare le proprie passioni in una professione, in un mestiere. Saremo più convincenti, staremo meglio. È l’unico modo per vincere”.

Bravo Roberto.


Saviano: «A New York per sfuggire dalla cattiveria»

La puntata delle Invasioni Barbariche

Se vuoi approfondire questi temi, leggi anche:
La Pnl applicata al discorso di Mubarak

La comunicazione persuasiva di Giuliano Ferrara

gen
15

Ho scoperto di essere uno scanner. E ora mi diverto

Anche se nell’ultimo mese ho trascurato un po’ questo blog, ho il piacere di invitarti qualche minuto a sedere qui con me. Come direbbe il mio amico coach e maratoneta Giuse Montanari, a prendere un caffè insieme e ad aggiornarci sulle ultime novità.

ScritturaVincente ha superato un anno di vita e tra non molto si evolverà nei contenuti (e nella grafica), come tutti quelli che cercano una strada che assomigli il più possibile alle proprie corde emotive.

Se c’è una cosa che ho capito è che questa finestra digitale sulla scrittura professionale (ma anche sul personal branding e la comunicazione) è utile sia a te che la leggi con attenzione e con un occhio di riguardo, e sia a me che la aggiorno.

Mi spiego meglio. L’esperienza professionale mi ha convinto che la scrittura è tornata pesantemente al centro delle nostre vite. Con l’avvento dei social network, email, sms (e chi più ne ha, più ne metta) la parola scritta è uno strumento fondamentale per districarsi nelle relazioni personali e specialmente in quelle lavorative. È il biglietto da visita del nostro brand personale.

Attraverso la scrittura, ognuno di noi oggi comunica le proprie passioni, il bagaglio di creatività, la capacità di analisi e di sintesi, la presentazione della propria storia. Riesce a far ridere e a far piangere, a far emozionare e a convincere. A vendere le proprie idee e a lasciare un segno nelle persone che frequenta.

Questo blog non vuole essere soltanto una valigia di strumenti professionali. Scrivere in maniera vincente per me significa saper riscrivere la propria vita. Ed è quello che mi sta accadendo ormai da alcuni mesi a questa parte.

Come forse saprai, da qualche tempo ho ricalibrato il mio obiettivo lavorativo. Ho capito che era arrivato il momento di cominciare a farmi pagare per essere me stesso, per vivere la mia vita. Avendo constatato che la ricchezza non è garanzia di felicità, ho pensato che inseguendo i miei veri interessi sarei diventato più ricco di quanto avrei potuto mai diventare inseguendo il denaro.

La riflessione partiva da due spunti. Da una parte, la rivoluzione digitale ha mutato radicalmente l’aspetto del lavoro, favorendo sempre di più singoli e microimprese che creano prodotti innovativi per mercati di nicchia e attirano sostenitori che si scambiano questi prodotti fra loro.

Dall’altra, ho fatto un check-up delle mie attitudini personali e professionali (te lo consiglio almeno una volta l’anno), scoprendo alcune cosine interessanti per ciò che riguarda il mio atteggiamento nei confronti del lavoro.

  • Creatività, divertimento e gratificazione devono stare al primo posto. So che quando ci si dedica alle attività preferite si passa per egoisti. Ma è un mito da sfatare. Ogni volta che decidiamo di tacere e fare un passo indietro, accettando supinamente mansioni ostili e lasciando prudentemente da parte ciò che ci riesce meglio, facciamo un danno al nostro datore di lavoro, ai clienti, a tutti. E ovviamente a noi stessi. Quando afferriamo il coraggio a due mani, e ci dedichiamo a ciò che ci sta realmente a cuore, se non altro siamo di ispirazione per gli altri.
  • Non sono una creatura monodimensionale. Sinceramente, senza falsa modestia, sono giornalista ma anche consulente, coach e perché no formatore, blogger satirico e padre di tre figlie. So ispirare gli altri e incoraggiarli. So mettere in comunicazione le persone, aiutandole a scoprire risorse utili dentro se stesse. So mettere in risalto il meglio di un prodotto, di un’impresa, di un ambiente, di un giovane alle prime armi. Sono doti che mi vengono riconosciute e che ho deciso di riportare al centro del mio mondo professionale.
  • Nelle mie esplorazioni all’insegna della libertà, sono attratto da particolari che gli altri quasi non notano. Seguo percorsi che mi portano a toccare argomenti apparentemente privi di ogni legame tra loro, e che a volte sfociano in ambiti controversi di politica, arte, umanità. Sono uno scanner guidato dall’istinto verso la novità successiva. Senza saperlo, forse rifuggo le regole convenzionali di successo e ricchezza.

Starai pensando: che palle, questo che parla solo di sé. In realtà, condivido queste riflessioni per spronarti a fare anche tu la stessa cosa. Continua a seguire questo blog, apri il dibattito inviandomi i tuoi commenti e le tue idee.

Continueremo a parlare di scrittura professionale e copywriting – come si affronta un testo, un’email, un piano editoriale, un e-book, una presentazione e molto altro – di comunicazione politica e aziendale, di nuovi media e di strumenti tradizionali.

Ma useremo questo spazio anche per confrontarci sulla scrittura della nostra vita. Sul nostro personal branding.

Parleremo sempre più di cambiamento, di possibilità di mettere a frutto interessi e competenze ricavandone un reddito. Di lavorare divertendosi, trovando gratificazioni e opportunità di crescita. Di strategie per superare gli ostacoli e le paure.

In fondo non serve a nulla essere vivi se poi ci perdiamo in faccende di poco conto e di nessuno interesse.

dic
13

Le mille puntate del processo di Biscardi: un record di marketing tv

Ti chiederai perché un blog sulla comunicazione efficace e persuasiva debba parlare di Aldo Biscardi. La risposta è semplice: se sei un consulente di internet marketing, o sei interessato a far crescere il tuo personal brand, allora nella galleria dei casi di studio non può mancare la storia dell’inventore del Processo del Lunedì, di un personaggio televisivo così celebre nel mondo da essere di recente entrato (nientedimeno che) nel Guiness dei Primati…!!

Sgub inventato? Neanche per sogno. Ecco il comunicato ufficiale:

“Siamo lieti di confermare ufficialmente – si legge nella certificazione del record – il nuovo Guinness World Record per il titolo di più lungo programma TV sportivo, attualmente in onda, con lo stesso presentatore. Aldo Biscardi (Italy) ha presentato il programma sportivo Il Processo di Biscardi (inizialmente Il Processo del Lunedì) adesso alla sua 32esima edizione, dal 12 settembre 1983. Fino al novembre 2011, Aldo Biscardi ha presentato il programma per 28 stagioni consecutive, presente 996 volte su 997 totali, con una media di 2.5 ore di diretta in onda ogni lunedì sera”.

La sua strategia è una perfetta operazione di marketing personale. Aldo ha scovato una nicchia decisamente redditizia (i tifosi di calcio italiani), uno scenario familiare (la struttura di un Bar dello Sport), una modalità stimolante e istituzionale (il clima da processo), una serie di strumenti che lo hanno distinto dalla concorrenza (la supermoviola, le bombe di mercato).

Ma soprattutto ha sdoganato l’opinionista ultras, ha tolto la maschera di finta neutralità a molti giornalisti sportivi che da sempre si battono – sotto il mantello dell’ufficialità professionale – in favore della loro squadra del cuore. Leggi tutto »

nov
25

Che c’entrano Monti e Berlusconi con Grinzane Cavour?

Nella comunicazione efficace, uno dei passaggi chiave è la delicata arte della ristrutturazione. L’esempio più conosciuto è quello del bicchiere d’acqua mezzo pieno. O mezzo vuoto. Dipende ovviamente dal punto di vista, dal fatto che tu sia ottimista o pessimista.

Ristrutturare significa ri-strutturare la percezione dell’altra persona, in modo che veda la situazione diversamente. Per fare questo, è importante essere capaci di vedere attraverso la cornice attuale di chi ti sta di fronte. Una cornice di riferimento che tu stesso devi condividere. Queste le domande:

  • Sei in grado di capire come sta percependo la situazione?
  • Sai assumere il suo punto di vista?
  • Sei capace di porti lo stesso tipo di domande che si sta ponendo?
  • Sei in grado di sentire ciò che sta sentendo?

Le ristrutturazioni sono fondamentalmente di due tipi: di contesto e di contenuto. Lo stesso contenuto – perché sia efficace – deve sapersi adattare ai diversi contesti. Oppure se è il contenuto a rimanere integro, dovrà essere la cornice ad adattarsi affinchè lo scambio sia proficuo per entrambi.

Prendiamo un esempio facile: Silvio Berlusconi. Il nostro ex premier è molto abile sia a ristrutturare se stesso (anche se in rari momenti, riesce a vedere le conseguenze positive di adattarsi a contesti formali) che la cornice (una sconfitta elettorale può essere letta e interpretata in mille modi, anche con risvolti utili). Leggi tutto »

nov
23

Il segreto del boom di Fiorello? La scrittura vincente

La seconda puntata dello show di Fiorello su RaiUno – Il più grande spettacolo dopo il weekend – ha totalizzato una media di oltre 12 milioni di spettatori, con uno share del 42 per cento. Numeri impressionanti in tempi di crisi della tv generalista. Più del Festival di Sanremo, di Vieni via con me di Fabio Fazio o della Nazionale di calcio.

Proviamo ad analizzare insieme perché la comunicazione e il brand personale di Fiorello raggiunge vette così alte.

  • Il pubblico è stanco dell’approssimazione, è sazio di reality e di “talent”. Il sentimento nazionale, anche in politica, è simile a quello susseguente a un’indigestione di nani e ballerine. Al posto della superficialità la gente cerca i professionisti, i tecnici, gli affidabili. E la tv, anche come gusti, è in parte lo specchio del Paese.
  • La qualità con la Q maiuscola si esprime attraverso il talento e l’applicazione. La squadra che sta dietro alla trasmissione di Fiorello – autori, registi, scenografi, coreografi, musicisti – è collaudata da circa dieci anni. Ha iniziato a lavorare ai primi di settembre, con medie di parecchie ore al giorno. Cura dei dettagli, basi solidissime, preparazione maniacale, prove generali come si fa in ogni show professionale.
  • Alla volgarità Fiorello oppone l’educazione, il sorriso, la battuta gentile. Nessuna parolaccia, nessun ospite o spettatore messo alla berlina. La sua è una concezione di vita opposta, uno stile di narrazione che chiede di abbandonarsi alla gradevolezza della finzione.
  • La squadra di autori è specializzata nello scrivere testi sui diversi ambiti della quotidianità. C’è un esperto per scrivere battute sull’attualità, uno per la politica, uno per le analisi sociali, uno per il costume, uno sui social media (Twitter in particolare). Sopra tutti c’è il coordinatore e supervisore teatrale, il coach della squadra (Giampiero Solari) co-autore storico di Fiorello.
  • L’elenco dei professionisti di grande qualità è composto da Cristiano D’Alisera (regista), Gaetano Castelli (scenografo), Daniel Ezralow (coreografo), Enrico Cremonesi (autore musicale), Claudio Fasulo (organizzazione tempi televisivi e scaletta) e Marco Baldini (spalla e autore di gag).
  • Il gruppo è solidissimo, è una sorta di palestra creativa. C’è amicizia, ci si frequenta anche extra lavoro con le famiglie. Non esiste litigio, ma “metodo maieutico”. Per Fiorello, soprattutto, deve esserci il gioco e il sogno. Ma alla base resta una grande consapevolezza del palcoscenico, una cultura dello spazio e del luogo.

.

Alcuni spunti per il tuo Personal Branding

  • Metti una grande professionalità in quello che fai: la preparazione meticolosa paga sempre.
  • Allarga le tue fonti di informazione (e formazione) così da abbracciare la sensibilità di un pubblico eterogeneo.
  • Dopo aver consolidato la base del tuo messaggio, specializzalo in modo da renderlo unico e diverso da quello degli altri.
  • Usa un linguaggio semplice e diretto. Scrivi le tue presentazioni come una storia che coinvolga e affascini il tuo pubblico.
  • Lavora per essere percepito come “esperto” in quel settore particolare. Pubblico di qualità vuol dire referenze di qualità.
  • Mantieni il buon umore e l’atteggiamento positivo. Nei momenti di crisi, la gente ha bisogno di frequentare persone che sanno sfidare gli eventi con l’arma del sorriso e dell’intelligenza.

nov
07

Obama, Hillary, Cameron: chiedimi se sono felice?

Mi scuso con te se non riesco ad aggiornare questo blog come vorrei. Il tempo è sempre tiranno, specie in periodi di grande semina professionale come questi.

In queste settimane sto approfondendo un lavoro di ricerca e studio per quanto riguarda il personal branding e la comunicazione efficace sul web. Molte persone che incontro, o mi contattano, mi raccontano le loro difficoltà nel barcamenarsi con la promozione di se stessi e delle loro attività.

Sappiamo che la Rete può essere un grande alleato a patto di conoscere le regole di base per presentarsi in maniera unica, coerente ed efficace. Il punto è che non è sempre facile valorizzare se stessi e le proprie capacità per creare un marchio, una garanzia di fiducia e di valore da offrire a chi entra in contatto con noi.

Una delle cose che ripeto spesso nelle consulenze e nelle sessioni di coaching – oltre al fatto di farsi allenare da un professionista della comunicazione – è quella di prendere spunto dall’attualità. La politica, le imprese, il mondo in generale è ricco di esempi di comunicazione efficace. È importante mettersi in ascolto, capire gli obiettivi che stanno dietro i messaggi persuasivi e le modalità con cui queste persone si rivolgono a determinati target, spesso anche molto settoriali. Leggi tutto »

Post precedenti «