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Trony a Ponte Milvio, analizziamo l’efficacia della comunicazione persuasiva

A distanza di 48 ore dall’apertura del megastore Trony più grande d’Italia – evento che ha paralizzato mezza città di Roma – proviamo a mettere in fila una serie di considerazioni che ci aiutino a comprendere l’efficacia dell’operazione dal punto di vista della comunicazione (e ovviamente della redditività!).

  • Il giorno dell’inaugurazione, 25mila persone hanno affollato il megastore di 5.000 metri quadri. La spesa media per cliente è stata di circa 270 euro, l’incasso del primo giorno di apertura è stato di 2,5 milioni di euro.
  • La viabilità della Capitale è stata messa in ginocchio, come nel giorno dell’alluvione del 20 ottobre scorso. Tutte le arterie stradali di Roma Nord per un raggio di 35 chilometri si sono bloccate già dalle 7.30 del mattino. Al momento dell’apertura,10mila persone erano in attesa dietro le transenne, molti dalla sera precedente.
  • La strada di fronte a Trony è stata trasformata da senso unico a doppio senso, con possibilità di fermata per le auto. I parcheggi (Trony ne mette a disposizione 800) erano insufficienti già prima dell’apertura, le persone anziane si lamentavano di non riuscire ad accedere al nuovo mercato con la loro automobile. A circa un chilometro c’è lo stadio Olimpico, dove a ogni partita della Roma o della Lazio parcheggiano in media 40-50mila persone.
  • A Brisbane, nel Queensland, i due maggiori centres hanno il seguente numero di parcheggi: Garden city 5.000 parcheggi per 270 negozi; Robina Tower Centre 6.200 parcheggi per 330 negozi. Il parcheggio è gratis per le prime tre ore poi si pagano 2 dollari per l’ora successiva, fino a 10 dollari, per un totale di 6 ore. Dopo di che la macchina viene portata via con l’autogru.
  • La scelta di portare Trony a Ponte Milvio – nell’elegante quartiere Vigna Clara – è un’operazione di comunicazione strategica. È la prima volta che le persone provenienti dai più modesti quartieri di Roma Est e Roma Sud hanno un pretesto per passare un pomeriggio nel quartiere reso celebre dai lucchetti degli innamorati. Di solito la migrazione commerciale avveniva in senso contrario.
  • La mega insegna sul tetto di Trony sfavilla su tutto il quartiere e viene notata fin dagli automobilisti che transitano sul viadotto di corso Francia.
  • La campagna promozionale prevedeva prezzi sottocosto (su telefonia e informatica) unici a livello nazionale. Grazie alle offerte, i clienti hanno potuto portarsi a casa un iPhone 4 a 399 euro, una tv 42” a 299 euro, una tv a 22” a 99 euro, una lavatrice a 79 euro e un notebook a 99 euro.
  • In epoca di ipotetica crisi, ci sono 25mila persone che possono permettersi di prendere un giorno di ferie da dedicare allo shopping, oppure di spendere in media 270 euro nonostante siano disoccupati.
  • Secondo alcuni testimoni, molti clienti (italiani, cinesi, indiani, rumeni e filippini) avrebbero dichiarato di acquistare per poi rivendere su internet a prezzi maggiorati.
  • L’elettronica è diventato il nuovo status symbol della classe media in crisi. Ostentare un nuovo smartphone o un televisore 32 pollici è ormai alla portata di tutti. È un tema su cui si può socializzare, condividere, scambiare informazioni, divertirsi con l’idea di lavorare. Negli uffici, nei bar, sulla metropolitana spesso è il discorso più diffuso, prima ancora del meteo, del calcio, dei programmi tv e di cosa abbiamo mangiato (o mangeremo).
  • Tra le motivazioni d’acquisto – tipiche delle strategie di vendita – emerse in questo caso ci sono: accaparramento della novità (sia di prodotto che di luogo), esclusività (presenza fisica a un evento di grande popolarità), analogia (adeguarsi agli standard di parenti, colleghi e amici), economia (prezzi vantaggiosi).
  • Trony ha scelto come data di inaugurazione il 27 ottobre. Nelle stesse ore, migliaia di clienti ricevevano l’accredito dello stipendio sul loro conto corrente. 24 ore dopo Apple Italia ha lanciato il nuovo modello di iPhone (4 S). Una decisione strategica e non certo casuale.
  • Il caos generato dall’inaugurazione ha avuto un’evidenza mediatica di livello nazionale. I quotidiani nazionali hanno messo la notizia in prima pagina, i telegiornali ne hanno parlato in apertura. Nessun investimento pubblicitario avrebbe raggiunto così tanti destinatari.
  • Nel comunicato stampa successivamente diffuso dalla direzione di Trony, l’amministratore delegato ha chiesto scusa al sindaco e ai romani. La parola chiave ripetuta in maniera ridondante è stata “straordinario”: “afflusso straordinario” “promozione straordinaria” “pagheremo lo straordinario delle Forze dell’Ordine che sono intervenute”.
  • Secondo il vocabolario Treccani, il termine “straordinario” significa “maggiore del solito o del comune, quindi grandissimo, singolare, eccezionale”. Nell’immaginario collettivo subliminale, Trony verrà da oggi associato al concetto di “straordinario”.

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Con Gheddafi muore un simbolo della comunicazione persuasiva

Era il 23 febbraio scorso quando su questo blog pubblicavo un’analisi del discorso di Gheddafi.

La sua performance rappresentava un esempio di comunicazione persuasiva e, allo stesso tempo, una dichiarazione di guerra totale a chi aveva osato ribellarsi.

È stato forse l’ultimo episodio nel quale il Rais ha potuto esaltare la teatralità del suo discorso, pronunciato dalle rovine di quella residenza resa celebre dal bombardamento di Reagan nel 1986.

Ti ripropongo la lettura del post, alla luce delle ultime vicende che hanno seguito la cattura e l’uccisione di Gheddafi.

Al termine potrai aggiungere un tuo breve commento che aiuterà a stimolare il dibattito.

Comunicazione persuasiva: analisi del discorso di Gheddafi

Ma un calcio nel c… a qualche campione viziato??

Post breve ma significativo. Oggi va così. Il tema è: scrivere la propria storia personale. Se possibile, però, cercando di evitare una serie di capitoli inopportuni e imbarazzanti.

Che sta succedendo a un manipolo di campioni dello sport? Dove sono finiti i loro mental coach, ammesso che ne abbiano mai avuto uno?

Leggo dalla rassegna stampa:

  • Federica Pellegrini: “Io portabandiera alle Olimpiadi? Direi di no, troppo faticoso”
  • Samuel Eto’o: “Nostalgia dell’Inter, tornerei solo per due mesi”
  • Ibrahimovic e Cassano: “Troppo stress, tra qualche anno lasciamo il calcio”
  • Bobo Vieri: fallisce la sua società, lascia un buco da 14 milioni di euro!

Gente che col sacrificio si è costruita una professionalità milionaria. Ma che una volta arrivati lassù, sono più leggeri e volatili di un passerotto. E buttano all’aria delle fantastiche opportunità solo perché la loro testa non riesce a essere coerente con il proprio Brand personale.

Leggiti allora la storia di Aldo Montano, che dopo mille peripezie ha vinto la medaglia d’Oro ai Mondiali di scherma. “Per mesi non sono più salito in pedana. Ho lavorato solo sulla mia testa, con l’aiuto di un coach, e sulla teoria. Ha funzionato”.

Ancora di più, leggi la favola di un altro schermidore italiano. Paolo Pizzo, catanese, 28 anni. Guarito da un tumore, ha vinto anche lui l’Oro mondiale nella Spada, specialità che l’Italia non vinceva da 10 anni.

Ciao Bobo! Sarebbe stato meglio se quei 14 milioni di euro li avessi usati per aiutare qualcuno ad avere le tue stesse opportunità.

Pubblicità Progresso: scrivi il tuo Codice di condotta

Che tipo di persona vuoi essere, per cosa vuoi essere ricordato?

Riflettevo su queste parole ieri pomeriggio, camminando spensieratamente con mia moglie e mia figlia di nove anni lungo i viali soleggiati di Villa Borghese, nel cuore di Roma.

Intorno a noi ragazzini in bicicletta, sui pattini, con i palloni che rotolavano lungo i prati. Persone di tutte le età che passeggiavano godendosi un bel sole autunnale, nonostante il vento di tramontana. Turisti alla ricerca di un paesaggio da immortalare e portarsi a casa: una bella fotografia dal Pincio può riscaldare molti cuori durante i freddi inverni nordeuropei…

Tra le note stonate, quella di un anziano signore che faceva salire i nipotini sulle statue di Aleksander Puskin (poeta, scrittore e drammaturgo russo, considerato il fondatore della lingua letteraria russa) o di Francisco de Paula Santander (generale colombiano dell’800). Per ritrarli col telefonino!

Perché questo grado di inciviltà? Cosa porteranno dentro di sé questi due piccoli cittadini del futuro? Che senso ha sfregiare l’arte e i beni pubblici, tra gli ultimi baluardi rimasti in un mondo che tende a disgregarsi? Leggi tutto

Il coccodrillo di Steve Jobs

Ho scritto in 45 minuti, a braccio, il coccodrillo di Steve Jobs. È il testo che trovi strillato oggi nell’home page del portale Treccani.

In ambito giornalistico il “coccodrillo” è un servizio pubblicato all’indomani della scomparsa di una celebrità o di una personalità importante per onorarne la memoria in maniera adeguata.

Càpita – da professionista della comunicazione – di dover scrivere in fretta. Spesso un evento, come la morte del fondatore di Apple, arriva improvvisa nelle redazioni.

Mi sembrava, a memoria, di non sapere nulla della biografia di quest’uomo. Non ho fatto altro che chiudere gli occhi e immaginare il mondo intorno a me. Se la nostra vita oggi è diversa da quella del millennio precedente, è merito anche di Steve Jobs.

È grazie a un ragazzo che decise di abbandonare l’università per non fare spendere ai genitori adottivi i risparmi di tutta la loro vita. Che dormì sui pavimenti del college per seguire improbabili corsi di calligrafia. Che agli studenti di Stanford disse “siate sognatori, affamati e folli”.

Come ho scritto nel pezzo per Treccani, sebbene spesso il mondo cerchi di convincerci che le possibilità di influenzare gli eventi, di modificare la loro esistenza, di concretizzare le speranze, di creare e di crearsi una vita a propria misura – fatta di felicità e soddisfazione – siano pari a zero, la vita e il messaggio che ci lascia Steve Jobs ci fa credere di più nelle nostre forze.

Ripenseremo alle sue parole quando sosteneva che “nella vita le sconfitte sono le svolte migliori. Perché costringono a pensare in modo diverso e creativo”.

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Leggi il mio articolo sul portale Treccani

Scrivere un coccodrillo: l’incredibile caso di Liz Taylor

Omicidio Meredith Kercher: i titoli su Amanda Knox

Si è trattato di un vero e proprio show mediatico la lettura della sentenza – in diretta mondovisione – del processo in Appello sull’omicidio della giovane Meredith Kercher.

I singhiozzi di alcuni presenti in aula, le lacrime di Amanda Knox, assolta dopo quasi millecinquecento giorni di carcere, i fischi in piazza e le urla di “Vergogna!”: tutto ha concorso a trasformare una fase processuale in melodramma a tre voci.

Da una parte gli americani (in difesa di Amanda), con tutti i media a sparare a zero contro la giustizia italiana, “incomprensibile e pasticciona”, che aveva condannato in primo grado una ragazza senza che esistessero delle prove inconfutabili. Leggi tutto

Licenzia la tua vecchia sedia

Ho deciso di cambiare sedia. Sì, parlo proprio della sedia del mio studio, della postazione dove scrivo e da dove partono molte delle mie fantasie e idee per cambiare il mondo che mi circonda.

Oggi ho deciso di licenziare la mia vecchia sedia. Le ho scritto una bella lettera di licenziamento. Era comoda? Scomoda? Non lo so. Era vecchia, faceva parte di una fase della mia vita dove le energie erano misurate, controllate, calibrate, soffocate.

Questa nuova sedia in realtà è molto più anziana come età. È una sedia saggia e solida come una quercia. Ringrazio mia moglie e il suo amore per gli oggetti sani, quelli che non passano mai di moda. Grazie a lei oggi questa sedia è ancora qui tra noi.

Hai presente quelle sedie da cucina rettangolari, classiche, squadrate, con la seduta di paglia intrecciata? Quelle che disegnano i bambini delle elementari? È possibile che oggi non le facciano più, ma lei oggi c’è ancora. E mi dà solidità. Mi ha riportato all’altezza giusta, nella prospettiva migliore. Quella della linea di confine dietro di sé.

Lei mi sta dicendo: qui indietro non si torna. Il passato è passato, è stato bello, esaltante a tratti, deprimente e variegato. È stato il mio passato ed è grazie a lui che oggi sono qua. Dunque lo ringrazio, sorrido alla mia vecchia sedia e la porto in cantina senza nostalgia. Leggi tutto