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Perché i clienti non mi trovano? Eppure sono così figo!

Sono settimane che ti arrovelli e non riesci a trovare una soluzione che ti convince. Percorri in lungo e in largo il tuo ufficio/studio (come uno zio Paperone furibondo) blaterando:

“Perché, perché? Proprio a me…!”

Eppure (ti stai ripetendo davanti allo specchio) ho fatto tutto:

1.    aperto il mio bravo blog, con la foto un po’ da divo
2.    pubblicato il mio bel curriculum nella pagina “chi sono”
3.    iniziato a scrivere i miei bei post dove posso finalmente sfoggiare la mia competenza
4.    aggiunto una bella foto dove discuto la mia tesi di laurea

Ma alla fine di questa acuta analisi, il risultato non cambia:


non mi si fila nessuno!    🙁

Guardi i dati di traffico, i commenti, le richieste di contatto e… senti l’eco del rimbombo! Leggi tutto

La finta sicurezza del posto fisso

Questa mattina – mentre leggevo sul Corriere della Sera che l’84 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni per avere il posto fisso sarebbe disposto a guadagnare di meno – ho ricevuto un commento che mi ha fatto particolarmente piacere. Non che gli altri che ricevo siano meno importanti ed emozionanti… È che questo è scritto da un’amica con cui abbiamo condiviso del lavoro insieme. E di cui conosco parte delle sue ambizioni.

È una persona speciale, le cui riflessioni meritavano un posto speciale. Per questo ho pensato – caro lettore – di farti cosa gradita ripubblicandolo come post (è probabile che nell’area dei commenti restasse meno visibile).

Grazie dunque a Concita: aver espresso il suo punto di vista in maniera così chiara fa onore alla sua spinta propulsiva di diventare una persona preziosa per gli altri. Un coach di se stessa e di chi vorrà avere il piacere di farsi aiutare da lei.

Il commento si riferisce al mio post:
Lavorare con passione: che bella idea!

Carissimo Alessandro…. quanto sono d’accordo con quello che dici!

E parlo nella veste di chi, come me, in passato ha scelto la via più comoda dell’impiego pubblico. Una veste che indosso tuttora e che, ormai, mi sta sempre più stretta. Qualcuno potrebbe pensare che con i tempi che corrono… dovrei sentirmi fortunata anziché lamentarmi. Sinceramente mi sento fortunata… ma non si vive di solo pane. Leggi tutto

Lavorare con passione: che bella idea!

Per la prima volta nella storia dell’uomo abbiamo la possibilità di plasmare il lavoro secondo il nostro stile di vita e non il contrario… Sarebbe da pazzi farsela scappare.

Questa frase, che ho letto di recente, ha attirato la mia attenzione e mi ha indotto ad alcune riflessioni che riguardano il personal branding. E che voglio condividere con te.

Hai mai pensato a come siamo fortunati? In fondo oggi è possibile guadagnarsi da vivere praticamente con qualsiasi attività. No, non sono pagato dal governo per sostenere le tesi Monti-Fornero, secondo la quale “chi offre posti fissi di lavoro regala illusioni”… Si può essere o meno d’accordo, ma non è questo il punto.

Penso ad alcuni lavori intrapresi da persone dotate di creatività e spirito imprenditoriale. Sarà capitato anche a te di leggere inserzioni, blog, pagine social, dove giovani (e meno giovani) propongono:

•    Correzione documenti e tesi di laurea
•    Battitura testi
•    Sostegno studio on line
•    Disbrigo pratiche burocratiche
•    Istruttore di yoga
•    Personal trainer

oppure

•    Piatti e cucina a domicilio
•    Lavori di riparazione
•    Sartoria
•    Creazione bijoux
•    Bricolage con pasta di sale o altro

E l’elenco potrebbe essere lungo all’infinito… Gente partita da una passione e da un semplice sito, e arrivata a creare piccole associazioni, cooperative e società, alcune delle quali hanno via via assunto dimensioni sempre più interessanti e redditizie.

Alieni o cittadini di un mondo in continua espansione?

Credo piuttosto si tratti di persone come te che non si accontentano di avere i soldi per pagare i conti, ma desiderano che nella propria vita ci sia qualcosa di più. Vogliono creare qualcosa di unico. Hanno idee importanti da condividere. Fanno nuove esperienze, corrono qualche rischio, si divertono e accettano la possibilità di fallire. Ma anche quella di fare centro e sistemarsi.

Non credi che la rivoluzione del lavoro a cui stiamo assistendo abbia fatto perdere significato alla parola “impiego”? Non sarà arrivato il momento di riscrivere il vocabolario che identifica il mondo delle professioni?

Mi riferisco (e lo farò sempre più spesso dalle pagine di questo blog) a chi tra di voi ha ormai capito che – per conquistarsi un posto nel mondo del lavoro (non nel senso di impiego fisso) – occorre assecondare le proprie passioni, le attitudini, i talenti lasciati troppo spesso a invecchiare in naftalina.

Aiuta gli altri con il tuo lavoro

Non nascondere il tuo lato giocoso, irriverente, informale, creativo. Né il tuo legittimo interesse al lato pecuniario della faccenda. Nessuno vuole lavorare gratis: tutti però possiamo investire parte della nostra competenza per far capire agli altri come la nostra soluzione può risolvere esattamente il loro problema.

Parlo per esperienza diretta. Molti potenziali clienti, organizzazioni o aziende che mi contattano – magari per organizzare un corso di scrittura efficace al loro interno – vogliono capire meglio di cosa mi occupo. Hanno intuito che potrei essere la persona giusta per le loro esigenze, ma non è detto che sappiano quale sia il percorso migliore da fare insieme.

Alcuni (prima o dopo il nostro incontro) hanno visitato questo blog, i miei profili social, le persone che hanno rapporti con me. Si sono cioè fatti un’idea del mio mondo. Questa analisi – te lo posso garantire e lo farò meglio in un prossimo post – vale più di mille curriculum “perfettini” e allineati.

Come ha scritto nei suoi versi la poetessa polacca Wislawa Szymborska (riletta qualche sera fa da Roberto Saviano), nei curriculum non c’è traccia della parte più vera di noi stessi.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

(da “Come si scrive un curriculum”)

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Metti poesia nella tua scrittura. E sarà vincente

Lascia che ti racconti come ho conosciuto la “poetessa della quotidianità”. Era il pomeriggio di un giorno di febbraio del 2009: ancora non sapevo che di lì a poco avrei scoperto l’esistenza di una fra le persone che hanno cambiato il mio modo di scrivere. E il mio atteggiamento nel ragionare sulle emozioni della scrittura.

Nel programma radiofonico Il terzo anello – Damasco, l’attore e scrittore Giuseppe Cederna parlava di Wislawa Szymborska, una poetessa polacca nata nel 1923, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996.

Cederna raccontava a noi ascoltatori il suo incontro con la poesia e con un’autrice molto particolare: quella Szymborska (da pronunciare con una delicata Sgiiii… iniziale) che applicava la poesia alla vita, in tutte le sue manifestazioni. Anche quelle più irrilevanti, fino all’amore e alla morte.

Ho subito (il giorno dopo) acquistato un suo libricino – si chiama Due punti, edito da Adelphi – che non è solo una meravigliosa raccolta di poesie. È un sollievo dell’anima da portare sempre con sé, da sfogliare nei momenti di sconforto, come in quelli di gioia. Da tenere sul comodino, in valigia, nel cuore.

Wislawa Szymborska è morta ieri a Cracovia. Aveva 88 anni. Non so bene perché, ma sono sicuro che la sua energia resterà per sempre. Chiunque di noi la può liberare aprendo le pagine delle sue poesie.

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.

Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali,
quanto triste è stato.