Navigate / search

Il personal branding di Saviano: l’unico modo per vincere

È interessante analizzare il linguaggio di Roberto Saviano per capire la sua abilità di artigiano della parola, sia scritta che verbale.

Uno degli obiettivi di Scrittura Vincente! è d’altronde quello di aiutarti a comprendere con più attenzione i meccanismi che sottendono la comunicazione efficace e il modo d’esprimersi delle persone. Abituandoti a “guardare oltre”, a intuire che cosa si nasconda dietro una frase all’apparenza innocua, potrai leggere con migliori risultati le intenzioni degli interlocutori e costruire con più consapevolezza la struttura delle tue frasi.

Saviano, dunque!

Come già sai, non mi interessa entrare nel merito dei contenuti. Saviano può essere più o meno simpatico, si può essere d’accordo o in disaccordo con le tesi da lui sostenute. Qui ci è utile capire come l’autore di Gomorra conduca il marketing di se stesso, quale sia la sua linea di personal branding. Proprio perché sa di essere un personaggio che divide, Saviano è attento a non deludere i suoi due target: quelli che lo adorano e coloro invece che lo attaccano a ogni piè sospinto.

Saviano alle Invasioni barbariche

Mi hanno colpito alcune cose di Saviano ospite nel programma di Daria Bignardi su La7. C’era la curiosità di rivederlo nel ruolo di outsider, dopo sei mesi passati in America. Nei primi minuti di trasmissione, è stato intervistato da Lorenzo Jovanotti in una sorte di coup de théâtre che ha spiazzato i telespettatori delle Invasioni.

In questi primi minuti, i due hanno parlato di Berlusconi (senza nominarlo) e di Monti (nominandolo invece come prima parola dell’intero dialogo, quasi una sorta di titolo per settare da subito il livello della conversazione).

“Solo un anno fa era inimmaginabile” ha detto Saviano – privilegiando il canale visivo che aiuta a descrivere le proiezioni future – lasciando intendere “era inimmaginabile che al governo andasse un personaggio così opposto rispetto al suo predecessore”.

Saviano continua: “Il 20 gennaio scorso le agenzie di stampa battevano la notizia di Berlusconi bacchettato dalla Chiesa per i suoi comportamenti poco rispettabili”. Qui Saviano vuole consolidare il suo personaggio di persona documentata, che parla in base alle carte scritte, che è attento alle contraddizioni e che non vede l’ora di esporre i confronti SilvioB-MarioM.

E se ci abituiamo ai tecnici?

Saviano adotta un passaggio teatrale, che va a colpire tutti e tre i sistemi rappresentazionali. La frase è “Il mondo ha fatto un giro”, bella immagine per i visivi. Ma alle parole aggiunge un gesto delle mani che disegnano una circonferenza e si scontrano (cinestesico) con un suono di sottofondo (“bam”, ben gradito dagli uditivi).

Più avanti, imbeccato da Jovanotti (che faceva da spalla, visti i temi politici), introduce il tema del governo tecnico. “È vero che il tecnico è come un idraulico, ti risolve solo il problema senza darti consigli in generale sul miglioramento della casa…”. Qui i due, con un’intesa maliziosa, lasciano qualche secondo di pausa che ogni spettatore può riempire. Nel caso che qualcuno sia rimasto fermo, sono loro a completare i puntini della frase: “Se poi funziona e ci abituiamo così tanto ai tecnici, come facciamo a tornare ai politici?”.

Saviano ha necessità e urgenza di ripresentarsi come interprete del sentimento dei giovani lontani dalla politica. Sui suoi profili social (Twitter e Facebook) utilizza un linguaggio cauto, evocativo, quasi didascalico. La sua assenza dall’Italia per sei mesi era stata bacchettata da qualche osservatore come una “fuga” in America. Per evitare di far passare il messaggio “ora ritorno sul carro del vincitore”, Saviano mescola un po’ di pragmatismo anglosassone, così da giustificare il suo soggiorno a New York. Di fatto – è ciò che sta dietro le sue frasi – non si è trattato di fuga ma di un periodo di studio e confronto. In verità ha potuto rifiatare rispetto alle stringenti misure di protezione a cui è sottoposto in Italia.

Tanto è vero che i giovani di Zuccotti Park l’hanno chiamato a parlare come interprete dell’Italia che reagisce alle mafie. È una sorta di patente di fedeltà alla causa, la sua. Un master preso sul campo della protesta americana, laddove gli indignati sono ferocemente determinati e abili nella comunicazione “al punto – testimonia Saviano – da mettersi in fila ordinatamente per farsi arrestare” (e qui scatta il paragone implicito con le proteste di piazza San Giovanni a Roma, dove i black bloc misero a ferro e fuoco mezza Capitale).

Per sostenere la causa che Monti vada sostenuto anche oltre il suo mandato naturale, lo scrittore rilancia il tema “la politica dovrebbe essere visione”. Ottimo per i visivi e utile invece per i cinestesici ‘concreti’ il passaggio quando aggiunge “è come nella vita: progettualità, costruzione, non soluzione immediata”.

L’ossessione per le mafie

Chiudo con alcuni riferimenti che Saviano – sempre spalleggiato dall’amico e ammiratore Jovanotti – porta di se stesso. Del suo brand personale.

“Così elegante sembri un boss” gli dice (divertito per il doppio senso) il cantante. “Ho cercato di essere più presentabile” risponde Saviano. Qui torna ancora il tema dell’auto-immagine di persona “impresentabile”, che alla fine si rifà all’unico modello che gli incute ribrezzo (e forse ammirazione): il boss!

C’è un po’ di ossessione – lo confessa lui stesso – nella simbiosi con il tema delle mafie. Va bene che per rafforzare il personal branding occorre essere super-specializzati. Ma in qualità di grande esperto di criminalità organizzata, Saviano ci racconta che per lui le mappe delle città nel mondo non sono quelle turistiche, bensì quelle delle bande di quartiere.

Sempre in tema look, ecco il riferimento alle scarpe consumate camminando per New York (messaggio implicito: qui in Italia non posso fare nemmeno un passo da persona libera).

L’unico modo per vincere

In chiusura Saviano mi ha strappato un sorriso amichevole. Si parla della crisi che ha falciato posti di lavoro, speranze, fiducia nel futuro. Lo scrittore si ribella a questa immagine di rassegnazione e porta il paragone di se stesso, partito senza aiuti da un paesino in provincia di Caserta. Che è emerso dal nulla grazie alla forza delle sue parole. La parola al centro. La parola scritta, la parola urlata e persino sussurrata. “Questa crisi è un’occasione – ha detto – è inutile inseguire un lavoro sicuro. Quello schema non esiste più, ce l’hanno tolto da sotto gli occhi. Tanto vale fare quello che uno sente, trasformare le proprie passioni in una professione, in un mestiere. Saremo più convincenti, staremo meglio. È l’unico modo per vincere”.

Bravo Roberto.


Saviano: «A New York per sfuggire dalla cattiveria»

La puntata delle Invasioni Barbariche

Se vuoi approfondire questi temi, leggi anche:
La Pnl applicata al discorso di Mubarak

La comunicazione persuasiva di Giuliano Ferrara

Comments

AC
Reply

Ciò che mi colpisce di Saviano è la sua a-territorialità. Scrive di provenire da un paesino del casertano, di aver presenziato a processi e delitti di camorra, ha frequentato il liceo scientifico a Caserta ma da queste parti è come se non fosse mai passato. Diversi miei conterranei, anzi, lo guardano con diffidenza o fastidio.

Alessandro
Reply

Hai ragione Antonio: diffidenza e fastidio sono comprensibili, per motivi non sempre lusinghieri. So che Saviano è più amato fuori dalla sua terra: uno dei suoi sforzi è quello di emanciparsi dalle sue radici e apparire “distante” dai luoghi natii, come se questo gli garantisse uno sguardo più distaccato e oggettivo. Un gesto quasi anglosassone, che stride un po’ con la sua natura. È un conflitto interiore bello “tosto” che spesso emerge nei suoi scritti, e che in tv può dare ancora più fastidio. Ti ringrazio per il contributo.

AC
Reply

Io personalmente ho molto apprezzato la sua capacità di rendere note vicende e dinamiche di cui il resto d’Italia sapeva o faceva finta di non sapere. Lo accusano di aver saccheggiato gli articoli di una miriade di cronisti locali: non so se sia vero, ma mi sembra strano perché il livello stilistico della stampa campana non sempre è, per così dire… eccelso. Probabilmente lui ha impacchettato e narrativizzato materiale di cronaca raccolto per anni, dandogli risonanza mondiale attraverso un’abile operazione di marketing. E questo credo sia un merito.

Andrea
Reply

Ciao Ale, sempre preciso (al giusto livello) nelle tue analisi.
A parte la piacevolezza della tua forma ammiro sempre la sostanza dei tuoi post. 🙂

Ho una domanda…

Secondo te, quanto un personaggio come Saviano (o Jovanotti), prepara a tavolino questi passaggi? Sono “studiati” o frutto dell’istinto?

Un salutone

Andre

Alessandro
Reply

Bella domanda, Andre!

Saviano è abilissimo con le parole e con le emozioni: dietro c’è grande preparazione.

Sembrerà strano, ma anche Jovanotti è molto attento al suo personal branding. Non è un improvvisatore sprovveduto, sa giocare molto bene con la sua spontaneità e il suo entusiasmo. Ricordo che nel lontano 1993 (gulp! sembrano le storie del Klondyke…) un suo personal trainer mi rivelò che, dietro quella sua aria svagata, c’era meticolosità e attenzione a ogni comportamento.

Lo prova anche il lavoro che sta facendo (in generale e su Twitter) per recuperare il danno di immagine dovuto all’incidente mortale di Trieste che a dicembre lo ha costretto a sospendere il suo tour.

In queste ore, complice la neve e un nuovo rinvio della tappa di Bologna, Jovanotti ha dato vita ad una sorta di gioco, invitando tutti a concepire la “neve” come “N.E.V.E.” e, di conseguenza, ad individuare un acronimo. Il susseguirsi dei tweet ha portato Jovanotti ad interrompere il tutto dopo circa un paio d’ore.

Un buon modo per iniziare a far riparlare di sè per qualcosa di costruttivo, e non più… funebre!

Leave a comment

name*

email* (not published)

website