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Come un pirla, di fronte al foglio bianco

“La mia generazione non sa scrivere. In molti posti di lavoro, quando si tratta di preparare una lettera, o di fare una relazione, in genere ti ritrovi come un pirla, da solo con quell’incombenza […] È così difficile avviare nelle nostre scuole un laboratorio di scrittura? L’obiettivo è appassionare i ragazzi a tritare e sbrogliare le informazioni. Che è poi quello che facciamo noi adulti quando dobbiamo preparare un articolo, scrivere un libro o altro”.

Autore di queste righe è il professor Francesco Dell’Oro, responsabile per anni del servizio di orientamento scolastico del Comune di Milano, e autore dei libri “Cercasi Scuola Disperatamente” e “La scuola di Lucignolo“. Sull’inserto “La Lettura” del Corriere della Sera di oggi, Dell’Oro rilancia il tema della scrittura come strumento di comunicazione che nessuno ci insegna, nonostante sia fondamentale per qualsiasi professione del terzo millennio. Leggi tutto

Scrittura Vincente si fa libro. Grazie a Mondadori

È l’alba e, solo per un attimo, ripenso all’intervista in cui Andrea Camilleri racconta le sue abitudini di scrittura. Il maestro, autore del commissario Montalbano, si alza poco prima del levar del sole, si lava e si veste di tutto punto. Come se andasse in ufficio. Senonché la sua postazione di lavoro è una stanza di casa, dove nessuno osa disturbarlo. Scrive per cinque-sei ore. A seguire, pranzo e pennichella. La sua giornata di lavoro è finita.

[#scorciatoia > alla fine di questo post, trovi il video di presentazione di Roberto Re, il link per scaricare le risorse gratuite extra, leggere la scheda del libro, alcuni capitoli in anteprima e la versione ebook]

Camilleri, bontà sua e alla sua arte, se lo può permettere. Noi no. Scriviamo di sera, di notte, all’alba. E solo dopo andiamo a lavorare. Che poi sempre di scrittura si tratta, ma di solito per altri: aziende, professionisti, manager. Persone che non hanno tempo di curare i contenuti del loro sito web, dei blog, dei profili social. Un circolo vizioso. Un po’ come i genitori costretti a pagare qualcuno che si occupi dei loro figli. Leggi tutto

Marco Ansaldo e quel libro che non riuscirò a regalargli

Sono passati almeno sette o otto anni. L’ultima volta che avevo incontrato Marco di persona avevamo preso un caffè alla pasticceria Della Ferrera di via Tripoli angolo via Filadelfia. A pochi metri dal vecchio stadio Comunale dove – grazie a lui e al caposervizio del Corriere dello Sport di Torino, Enzo D’Orsi – avevo mosso i primi passi come cronista sportivo seguendo la Juve e soprattutto il Toro.

Marco aveva i capelli tagliati corti quasi a spazzola, un’aria sana anche se un po’ rassegnata. Alla mia domanda se ci fossero spiragli lavorativi, lui rispose con la solita schiettezza: “In questo periodo a Torino e alla Stampa non si muove una paglia…”. Prima di salutarci, mi guardò fisso negli occhi e mi chiese perché all’epoca, a fine anni Ottanta, avessi abbandonato la strada dei giornali per andare a occuparmi di comunicazione d’impresa e formazione. In realtà non mi fece rispondere: si limitò a guardare mia moglie, che mi stava a fianco, e le disse “Ha fatto una cazzata”.

Negli anni ho ripensato qualche volta a questa frase di Marco, ma mi sono sempre risposto che no, non avevo fatto una cazzata. Che grazie a lui, a D’Orsi, a Massimo Gramellini avevo imparato le basi di un mestiere. Un lavoro che probabilmente mi sarebbe stato stretto e che – come in Sliding Doors – avrebbe cambiato tutta la mia vita rispetto a quella che è adesso.

Marco era solo rammaricato. Vedeva in me una luce, delle capacità di scrittura che aveva innaffiato con tanta passione e delicatezza, come so che ha fatto per decine di altri giovani da lanciare. Gli sembrava che avessi buttato via un’occasione. Forse l’ho solo sfruttata meglio, ma questo ormai non ha più importanza.

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I 4 pilastri per raccontare il DNA della tua impresa

Che fascino i potenti! Così perlomeno la pensano in molti. È di qualche giorno fa la notizia della morte di uno degli uomini più influenti di Spagna. Che ha trasformato una piccola banca familiare in un gruppo europeo tra i principali per capitalizzazione (e fra i maggiori a livello mondiale). Un padre-padrone che ha scolpito un’epopea. Questo è l’aspetto che ci ha incuriosito. Per questo ne scriviamo, cercando di carpirne la forza comunicativa. Da utilizzare come spunto per i nostri contenuti di marketing.

Se sei un lettore di fatti economici o un fruitore di telegiornali, avrai intercettato anche un’altra notizia, per certi versi scioccante: Luca di Montezemolo, uno fra i manager più eccellenti del panorama internazionale, ha lasciato i vertici della Ferrari dopo aver incarnato per 23 anni l’essenza stessa del Cavallino Rampante. Non mi dilungherò qui sui motivi sportivi che hanno portato alle dimissioni da presidente (la Ferrari non vince un mondiale piloti dal lontano 2008), né viceversa sui favolosi risultati economici che hanno trascinato la casa di Maranello a diventare il brand più influente nel mondo, il vero biglietto da visita del nostro made in Italy. Leggi tutto

Storytelling, 3+1 modi di ridare anima alle cose che fai

A settembre si mette ordine. Ti senti anche tu così? L’estate ci ha portato nuove storie, nuove narrazioni. Ha aperto il cuore lì dove la ruggine aveva irrigidito gli ingranaggi.

Ora il difficile è portare questa creatività nel nostro lavoro, nella vita di tutti i giorni. Possiamo provarci cambiando la prospettiva, il punto di vista, l’angolazione dello sguardo.

  • Se finora i tuoi progetti – ma mettiamoci anche i prodotti che vendi o i servizi che consigli – hanno suscitato una reazione tiepida, scontata.
  • Se negli occhi di chi doveva ascoltarti hai percepito un “sì, vabbè… passiamo avanti”.
  • Se te ne ritorni a casa con un sapore d’incompiuto.

Allora puoi provare, possiamo provare. A capire come usare lo storytelling per donare un nuovo sguardo a ciò che merita energia.

Ho catturato tre esempi più uno. Tre storie più quarantaquattromila. 3+1 modi di aggirare la banalità e ridare anima alle cose che fai. A cosa tocchi. A quello che vuoi dire prima che esca dalla gola.

Prendi spunto e fai come loro. Porta il tuo lavoro in scena. Rappresentalo credendoci. Pensando che il tuo pubblico sarà pronto a dedicarti del tempo. Dei sorrisi. O a spellarsi le mani se centrerai il bersaglio. Leggi tutto

Parvolo: la sosia di Raffaella Fico che sbaraglia i professori

I teorici del content marketing costretti a capitolare di fronte al trash storytelling di Raffaella Parvolo, strepitosa case history su Facebook. Con oltre ventisettemila fans che la seguono, questo sgangherato genio del personal branding sta spopolando nelle timeline a colpi di pose audaci su sfondi tristissimi da commedia pecoreccia (piloni dell’autostrada, centri commerciali, frigoriferi aperti) e scrittura finto-zoppicante da risultare contagiosa. Avete presente quando, dopo aver conversato con uno che balbetta, cominciate a zagagliare pure voi? Leggi tutto

Se vuoi vendere, usa la scrittura efficace

Quante implicazioni negative hai subito dopo aver inviato quell’email dall’oggetto scarsamente persuasivo? E quando non trovavi le parole giuste per confezionare quel report di riunione? O quelle slide dalla sintassi incerta che non hanno convinto nessuno?

Come dico nel titolo, se vuoi vendere (te stesso, la tua impresa, i tuoi prodotti) devi saper scrivere in maniera dinamica e coinvolgente. È proprio così. Nel tuo sistema di vendita – che tu sia un commerciale, un imprenditore, un libero professionista – quello della scrittura efficace è un ruolo sempre più importante. Leggi tutto

Desigual Seminaked Party: “Viva il mio fisico da urlo”

La signora Maria del civico numero 12, ottantacinque anni ben portati (riesce ancora a fare una rampa di scale senza badanti fra i piedi) ha segnato sulla sua agendina 1.0 un cerchietto intorno alla data del 4 gennaio 2014. Lì a fianco ha scritto con tratto tremolante “SALDI“. Con qualunque tempo, insieme alla Lisa del quarto piano – anche lei anziana a tempo indeterminato – procederanno con piglio marziale verso quel grande magazzino pieno di abbigliamento e accessori colorati. «Dai Lisa, non fare la solita pigrona! Devo comprare quel portafoglio alla Francesca, che mi viene a trovare per la Befana. Tesoro di nonna, è l’unica che si ricorda ancora di me!»

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Renzi a scuola da Papa Bergoglio

Non so se nella valanga di commenti su Renzi, qualcuno ha già scritto che il neo segretario del Pd ricorda Papa Bergoglio. A me sì, e anche parecchio nella scelta dei gesti che fanno comunicazione. Come quello di convocare lo staff della sua segreteria alle 7.30 del mattino. Un messaggio che dice ai suoi elettori: ora non perderemo più tempo. «Di che vi stupite? La Merkel mi ha ricevuto all’alba delle 6.30…» ha detto Renzi, raccontando il suo incontro con la cancelliera tedesca.

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Un ritorno nella casa della scrittura

Bentrovato. Ti chiedo due minuti di attenzione. Sarà la contaminazione della vittoria di Renzi. Sarà il libro di Osho (“La vera saggezza”) pescato ieri in libreria in pieno flusso di serendipity. Sta di fatto che – mentre la nebbia scorre dai finestrini del treno verso Roma e leggo di una blogger ucraina che scrive “l’abbattimento della statua di Lenin è una cosa meravigliosa” – decido di far “cambiare verso” a questo blog. Più che altro, cambiare passo.

Va bene i popolari post sulle tecniche di scrittura efficace. Bene anche le analisi sulla comunicazione politica e d’impresa. Quelle continueranno a esserci e rinnovarsi. Ma se è lo storytelling lo strumento che desidero approfondire, allora occorre che mi sporchi le mani un po’ di più. Che ci metta “laffaccia” come direbbe con accento toscano il nuovo segretario del Pd.

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