Navigate / search

Promuovere un evento con lo storytelling: il Carnevale di Ivrea

Cosa c’entrano le arance con la promozione di un evento? Tra poco lo capirai!

Se lavori per un ufficio stampa o ti occupi di comunicazione in generale, sarai come me sempre in cerca di nuove idee per comunicare e promuovere un’azienda o un’istituzione, magari un prodotto o – perché no? – un individuo (personaggio dello spettacolo, atleta di livello, politico).

Ma il titolo sul Carnevale di Ivrea? Tranquillo: non si tratta di scendere in piazza e tirare arance a destra e a manca per attirare l’attenzione. È il caso invece di valutare come oggi – in un’era digitale dove la soglia di attenzione è ridotta ai minimi termini – possiamo catturare l’interesse di categorie di persone via via sempre diverse. Leggi tutto

2013, l’anno del Content Marketing. E dei Corporate Storytelling Magazine

Mi si apre il cuore nel leggere il post dell’amico Antonio Cilardo sul web magazine “Misurare la Comunicazione“. C’è scritto esattamente quello che dentro di noi speravamo di leggere da anni: la scrittura di contenuti di qualità, le storie raccontate con la tecnica dello storytelling giornalistico, sono la nuova e sempre più efficace frontiera del marketing.

Ognuno di noi – di qualunque piccolo o grande business ci occupiamo (compresa la ricerca di un lavoro) – avrà sempre più la necessità di ripensare la propria comunicazione in chiave content marketing.

Se il vecchio sito aziendale è ormai in disuso, è utile iniziare a ragionare come dei piccoli editori che quotidianamente informano e coinvolgono il nostro pubblico attraverso la formula del Corporate Magazine: una rivista online che racconta in chiave giornalistica la nostra storia passata, presente e futura. E che coinvolge gli utenti in maniera semplice, leggera ed efficace, a livello emotivo e razionale. Senza il bisogno di vendere nulla.

Come ha appena fatto la Coca-Cola. Che ha buttato via il vecchio sito e convogliato tutta la comunicazione sul magazine on line Coca Cola journey (se hanno investito loro, c’è da credere che il successo stia da quella parte!).

Leggi tutto

Che c’entra Torino Storytelling col fratello di Montalbano?

Conosci Barack Obama?
Conosci Silvio Berlusconi?
Conosci Nicola Zingaretti?
Conosci te stesso?

Non è un estratto delle domande fatte ai candidati del recente “concorsone” (anche se il livello di stranezza potrebbe sembrare quello). In questo post voglio parlarti dell’arte di raccontare storie, dello storytelling politico come condivisione di valori sociali (e volendo anche imprenditoriali). E infine di alcuni miei progetti in questo senso. Dei miei sogni attuali.

Partiamo da Obama. Un folle fa strage in una tranquilla scuola del Connecticut e lascia sul terreno insanguinato 28 vittime, di cui 20 bambini che potrebbero essere i nostri. Il presidente degli Stati Uniti d’America – appena rieletto qualche settimana fa – si presenta in conferenza stampa di fronte al mondo e piange in diretta. Le lacrime gli riempiono gli occhi, Obama è costretto ad asciugarsele a più riprese.

La voce gli si spezza quando parla di «bambini di 7 e 10 anni che non avranno più feste di compleanno né vite da vivere». Di ragazzini rifugiatisi in un bagno che dicono all’insegnante «Vogliamo solo Natale, non vogliamo morire». Una commozione evidente, drammatica, senza precedenti da quando si è insediato alla Casa Bianca. Chiude parlando da padre: «Questa sera con Michelle stringeremo forti a noi le nostre figlie, come molti genitori in Connecticut non riusciranno più a fare».

Stringi i denti e seguimi. Obama avrebbe potuto attaccare il suo discorso con rabbia “razionale”. In genere, quando accadono fatti di questo tipo, i suoi consiglieri politici lo spingono a rilanciare il tema della “nazione troppo violenta”. In concreto, significa sfidare i diktat della National Rifle Association (la potente lobby capace di condizionare le scelte del Congresso) e spingere per nuove leggi contro il libero possesso delle armi da fuoco.

Ma Obama ha ascoltato il suo cuore e ha raccontato delle storie. «Oggi sono state spazzate delle vite, i nostri cuori sono spezzati». La commozione a nostro avviso è sincera. Forse perché è la sua storia personale a testimoniarlo. L’attuale premier da giovane faceva l’avvocato di strada, quello che difende gratuitamente gli sbandati, i senzatetto, gli alcolisti. Se dentro di lui c’è ancora una traccia di coerenza, noi pensiamo – leggendo la sua storia – che si schiererà dalla parte di chi è in difficoltà. Di chi oggi piange guardando il letto ancora sfatto del proprio figlio che non c’è più.

Usa chiama Italia, rispondi Italia

Poi c’è Silvio Berlusconi. Storyteller impunito e manipolatore. Come dice Gramellini «maestro di comunicazione primordiale, che sa parlare alle budella infiammate come nessun altro». Si presenta anche lui di fronte alle telecamere (di sua proprietà) e compie un gesto esattamente opposto a quello del suo amico “abbronzato” che sta alla Casa Bianca.

Come d’incanto, spazza via dalla scena il dramma delle famiglie che non arrivano a fine mese e si posiziona lui lì, sotto i riflettori. Per raccontare la sua storia di miliardario incompreso, i suoi guai giudiziari, le sue fidanzate belle fuori ma anche dentro, «il suo prontuario (sempre Gramellini) di ricette facili e di capri espiatori fin troppo comodi».

Sull’uso dello storytelling berlusconiano ti lascio fare riflessioni in solitudine.

Mi piace farti notare ora la comunicazione che ha appena messo in campo Nicola Zingaretti, attuale presidente della Provincia di Roma e prossimo candidato per la Regione Lazio nelle file del Partito Democratico.

Usando uno stile molto “obamiano” (condivisione spinta che coinvolge in maniera diretta i potenziali elettori), Zingaretti ha scelto di comunicare la sua proposta attraverso lo storytelling personale. Sul nuovo sito racconta le tappe della vita e della carriera politica, mescolate a fotografie di ottima qualità e soggetto. Prima ancora dei singoli punti del programma, ha capito che le persone oggi vogliono fidarsi di lui, conoscere la sua integrità, il suo modo di leggere la vita di tutti i giorni, i problemi della gente, le visioni per i nostri figli.

Buona l’idea di pubblicare una doppia biografia: quella “testo più foto”, e quella solo per immagini. «Alcune fotografie raccontano la mia storia, le idee e i valori in cui credo e i progetti su cui ho lavorato e continuo a impegnarmi». Eccole le 6 parole su cui ha costruito la sua identità: storia, idee, valori, progetti, lavoro, impegno. Tutte riassunte in sole due righe introduttive.

Sotto lo slogan «Immagina un nuovo inizio», Zingaretti affronterà la campagna puntando a essere un referente tra cittadini e imprese, un motore di sviluppo in particolare sui temi della creatività, dell’innovazione e della riconversione ecologica.

Torino Storytelling

L’ultima delle domande che ti ho sottoposto all’inizio era “Conosci te stesso?”. Nessun trattato filosofico, solo qualche considerazione pratica. Partiamo da quanto scrive Christian Salmon nel suo libro «Storytelling. La fabbrica delle storie».

L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla terra e ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. Ma, a partire dagli anni Novanta del Novecento, negli USA come in Europa, questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell’industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini. Dietro le più importanti campagne pubblicitarie – e ancor più dietro quelle elettorali vincenti (da Bush a Sarkozy) – si celano proprio le sofisticate tecniche dello storytelling management o del digital storytelling.

Esiste lo storytelling etico e quello manipolatorio. Ora ti parlo solo del primo. E lo faccio raccontandoti di me.

Dopo vent’anni di vita e lavoro a Roma (sia come giornalista di cronaca e d’impresa, e sia come copywriting e formatore), ho preso il coraggio a due mani e mi sono ritrasferito a Torino (con famiglia e burattini) mia città d’origine. È accaduto da pochi mesi, e puoi capirmi quando ti dico che ho ritrovato una città molto cambiata rispetto a quella che avevo lasciato nel lontano 1989 (fa molto zio Paperone nel Klondyke).

Pensa che ti ripensa, dopo anni da dipendente mi sono rilanciato come imprenditore di me stesso con un progetto in mente (ma soprattutto nel cuore): aiutare aziende, organizzazioni pubbliche, professionisti, studenti attraverso il Coaching Storytelling.

De cheee…??

Attraverso i panni del comunicatore che ti aiuta a fare storytelling con gli strumenti del coach (e del giornalista-copywriting).

Da qui è nata Torino Storytelling, una community sul territorio che mette al centro il valore del CONTENUTO, delle PERSONE e delle loro STORIE. Una Rete che condivide principalmente due tipologie di percorso (che spesso si fondono in uno solo):

  • Servizi di Personal Branding (per valorizzare il tuo patrimonio professionale e acquisire – attraverso lo STORYTELLING – strumenti e strategie per comunicare e promuovere la tua storia e quella della tua attività, in maniera efficace e persuasiva. Una sorta di ufficio stampa 2.0 che ti aiuta a trovare lavori, clienti, visibilità)
  • Formazione sulla Scrittura Professionale (workshop, seminari, coaching, editoria per rendere più solida e affidabile la tua comunicazione efficace quando devi SCRIVERE un’email, una presentazione, un progetto, un profilo biografico, una lettera di vendita; o aggiornare i contenuti del tuo sito, del tuo blog, dei tuoi account Facebook e Twitter)

Il percorso di Torino Storytelling

Ti riassumo le 5 tappe principali finora svolte da Torino Storytelling, a partire da fine settembre 2012:

Profilo Twitter > @TorinoStorytell
Già oltre settecento followers hanno condiviso questo spazio aperto, per ritrarre e narrare #Torino in 140 emozioni. Gli utenti possono postare le loro immagini, che vengono da noi ripubblicate (a rotazione) nell’intestazione del profilo. Attraverso Twitter veicoliamo storie, notizie e valori che mettono in primo piano il cuore e la passione, non tanto la ragione dei dati e delle analisi.

Account Instagram > http://instagram.com/torinostorytelling/
Fotografando emozioni con il nostro smartphone, abbiamo seguito numerosi eventi (a Torino e non solo) nell’ottica del reportage che “scava” dietro le quinte e valorizza i tesori nascosti. È stato così per

Presentazione Onlus 1caffè – con Luca Argentero
Pepino is on MyTable – sfida tra chef e foodblogger
Io Lavoro – fiera dedicata all’incontro tra aziende e giovani
Museo La Stampa – l’area dove si racconta la storia del giornale
Salone del Gusto – rassegna internazionale dedicata al cibo dei 5 continenti
I like Palazzo Madama – giornata speciale per i fan di Facebook
Artissima 2012 – mostra internazionale d’arte contemporanea
Alef – inaugurazione del primo ristorante ebraico di Torino
Archivio storico Telecom Italia – presentazione del nuovo portale web
Presepe meccanico – costruito ai primi del ‘900
Turin Marathon – competizione podistica internazionale
Tomato Hotel coworking – reportage da un albergo 2.0 di San Salvario
Beautiful Day Ekis – giornata di formazione sul tema “il mondo alla rovescia”

Altre attività

Torino Magazine > periodico d’informazione e cultura. La rivista ci ha dedicato un servizio di sette pagine dal titolo “Torino vista da Instagram”. Oltre ad averci intervistato, ha pubblicato una serie di nostre fotografie scattate con Instagram.

Corso “Scrittura Vincente” > Torino Storytelling è andata in trasferta per erogare due giornate di formazione sulla scrittura professionale. In aula, il personale interno della società Sinergie Education ha lavorato su metodi e strategie per imparare a comunicare in maniera efficace e persuasiva, con focus particolare sulla scrittura dei progetti e delle email.

Storytelling d’impresa > abbiamo partecipato (come allievi) all’attività formativa organizzata da Lab121, rete professionale di networking e coworking. Il tema della giornata era “Cosa sono le storie d’impresa e perché fare storytelling”. Nell’occasione abbiamo conosciuto e allacciato sinergie con un gruppo di ottimi professionisti (allievi e docenti).

Prossimi appuntamenti di Torino Storytelling

Seguici su Twitter e Instagram.

Il nostro blog dove parliamo di scrittura professionale e storytelling è Scrittura Vincente.

A breve usciremo con il sito web (all’inizio molto minimal) e con la pagina Facebook.

Più avanti (febbraio?) ci sarà un evento di presentazione-formazione e, nel frattempo, tanti altri reportage.

Poi ovviamente c’è chi si rivolge a noi per beneficiare dei servizi di Coaching Storytelling. Anche tu puoi farlo, scrivendoci qui

scrivici@torinostorytelling.it

Buon Natale di cuore!

Ti auguriamo di valorizzare il tuo patrimonio e realizzare con entusiasmo i tuoi progetti. Farlo è possibile.

Ed è più semplice di quello che pensi.

Il Beautiful Day 2012 visto alla rovescia (dietro le quinte)

Mi sono detto: mi siedo, accendo il computer e ti racconto quello che ho visto e che la folla di 1.200 persone sedute nella platea del teatro Dal Verme di Milano non ha vissuto. Il cosiddetto “backstage” (che fa tanto figo, basta che sia inglese).

L’impulso mi è venuto anche dopo aver letto la triste notizia che tre giovani calciatori olandesi di 15-16 anni hanno provocato la morte di un uomo che faceva il guardalinee in una partita amichevole. Alla fine della gara l’hanno pestato a sangue, causandogli danni cerebrali, e di fatto la morte. Follia pura. Desolazione.

Forse ti starai chiedendo: cos’è il Beautiful Day? E cosa c’entra con la scrittura e la comunicazione la morte di un guardalinee su un campetto di calcio della sperduta Olanda?

Il punto è che, se non ritroviamo in fretta la nostra capacità di vedere il mondo da un’altra prospettiva – e quindi non impariamo a comunicare, scrivere e fare (farci) domande in maniera diversa da come lo abbiamo sempre fatto – saremo destinati a leggere sui nostri giornali sempre più notizie di quel genere. E, peggio ancora, ad assuefarci senza neppure essere attraversati da un moto di ribellione.

Beautiful Day

L’evento di cui ti racconto è quello che si è svolto domenica 2 dicembre grazie all’idea e all’iniziativa di Livio Sgarbi (fondatore della società Ekis, specializzata in coaching e crescita personale) e di Stefano Monticelli (autore televisivo cresciuto nella scuderia di Radio DeeJay).

Il Beautiful Day è ormai da diverse edizioni una giornata dedicata allo sviluppo personale, al coaching e alla formazione. Il ricavato di questo evento (il cui biglietto era di 30 euro) è andato tutto in beneficenza. Gli oltre mille partecipanti hanno piacevolmente vissuto una giornata di seminario nella quale hanno potuto vedere e ascoltare le testimonianze di personaggi che hanno raccontato il loro “mondo alla rovescia” (tema dell’edizione di quest’anno).

“Il Mondo alla Rovescia è quando pensi e agisci in maniera divergente, diversa, rispetto a ciò che fa la maggioranza delle persone o dalle indicazioni che ricevi dal mondo intorno a te”

Per ciò che riguarda gli ospiti e il programma della giornata, ti rimando al blog di Livio Sgarbi e alla specifica pagina del Beautiful Day. Ciò che posso fare di interessante per te è raccontarti con un breve reportage cosa sia accaduto dietro le quinte.

Mi trovavo infatti nel backstage dell’evento in qualità di giornalista e fotografo per Torino Storytelling, un progetto di comunicazione nato da qualche mese (e di cui ti parlerò meglio in un successivo post).

“Armato” del mio smartphone, e soprattutto dotato di pass per muovermi con tranquillità nello spazio dei camerini degli artisti, ho potuto liberamente scattare una buona quantità di immagini, che abbiamo pubblicato in tempo reale su Instagram, Twitter e Facebook. Questo servizio ha dato a chi non c’era, ma anche a chi era in platea e voleva seguire in contemporanea una diretta dietro le quinte, la percezione di cosa stesse avvenendo. Non solo tra i protagonisti di Ekis, ma anche con i “vip” ospiti della giornata.

Per la galleria completa delle immagini, puoi navigare la pagina Instagram di Torino Storytelling.

Già un paio d’ore prima dell’apertura dei “cancelli”, sul palco del teatro (e lungo la platea) era tutto un viavai di prove: entrate in scena, sequenza giusta delle slide, luci che dovevano sincronizzarsi, audio e video da far partire con il tempismo necessario. E poi lo staff: decine di splendidi volontari che rifinivano le ultime indicazioni per coordinare l’afflusso degli spettatori. Il tutto sotto la supervisione di Milo Bazzocchi, vero demiurgo dell’organizzazione dell’intera giornata. E di Giuseppe Montanari, Sabrina Spina, Silvia Tomba, Fabio Lazzaretti, Luca Taverna, Roberto Ivaldi e molti altri.

È un momento molto intenso, che precede qualunque messa in onda. È quella fase dove ognuno cerca di raccogliere la propria concentrazione, cercando da un lato di seguire quello che sta accadendo, e dall’altro prestando attenzione alla scaletta mentale di ciò che dovrà sviluppare da lì a qualche ora. C’è un’energia sovrapposta e una giusta tensione che si cerca di scaricare con modalità diverse.

Sia Livio, che Roberto Pesce, Andrea Grassi e Alessandro Mora (coach di provata esperienza ventennale) hanno in questi attimi l’occasione di sperimentare su se stessi ciò che insegnano quotidianamente ai loro allievi. Gestione dello stato d’animo, fiducia nei propri mezzi, focus sulle parti più delicate del proprio intervento, public speaking, soddisfazione anticipata nel proiettarsi mentalmente già al termine della giornata.

C’era chi, come Andrea Grassi, stava seduto in camerino a riguardare le slide al computer, magari per ritoccare qualcosa fino all’ultimo istante. Chi come Livio preferiva alleggerire la pressione andando avanti e indietro, parlando con gli altri, sorridendo e abbracciando gli ospiti che via via arrivavano.

Poi Alessandro Mora (Alle), carico a manetta, concentrato sui dettagli dell’abbigliamento e serissimo al momento di essere microfonato. Infine Roberto Pesce (Fish) che scuoteva il gruppo con le sue battute, salvo poi ritornare concentrato al momento del confronto sui tempi dell’intervento.

Gli ospiti del Mondo alla Rovescia

Tra i cosiddetti vip “esterni”, il più teso era certamente Lauro Lenzoni, imprenditore che ha raccontato brillantemente la sua storia sul palco, ma che dietro le quinte fin dalle prime ore del mattino, camminava nervosamente avanti e indietro, ripetendo ad alta voce alcuni passaggi e caricandosi con frasi e ancoraggi motivazionali.

Nel pomeriggio è arrivato Marco Berry, famoso reporter della trasmissione “Le Iene”. Berry non è quasi neppure passato nei camerini: in camicia e jeans si è presentato di fronte alla platea per parlare della sua onlus che costruisce ospedali in Somalia. Elettrico e focalizzato: Berry è un grandissimo osservatore delle persone, la sua energia tagliava il palco e i camerini.

Grandissima ammirazione, da parte nostra e di tutto il pubblico, per Francesca Braglia, biologa ed esperta in alimentazione e cucina naturale. Francesca, con un po’ di tensione dietro le quinte – stemperata grazie alle chiacchiere fatte con la sorella Silvia – ha portato a casa il suo intervento, parlando della sua associazione “Di sana Pianta” e riuscendo a non farsi intimorire al pensiero di una così folta platea di fronte a sé.

È stata poi la volta di Linus, popolarissimo direttore e conduttore di Radio Deejay. Che dire: per lui è stata una passeggiata nel vero senso del termine. Abituato da oltre 30 anni a parlare in pubblico, è arrivato per raccontare la sua storia, attraverso un’intervista condotta da Livio. Ha parcheggiato davanti all’ingresso artisti, è passato in camerino dove ha posato la sua giacca a vento, e poi ha aspettato buono il suo turno. Paradossalmente non è stato facile per lui, finito l’intervento e rientrato in sala stampa, mettersi di fronte a una telecamera e raccontare il Beautiful Day. “Potete farmi delle domande?” è stata la sua richiesta. In effetti, dopo tanti anni di botta e risposta a due in radio, il monologo è sempre qualcosa di poco naturale e spontaneo.

Prima di Stefano Monticelli – che insieme a Livio ha pensato e voluto questo Beautiful Day, e che dietro le quinte era emozionato dopo aver parlato della recente scomparsa del padre – è stata la volta di Igor Sibaldi. E qui mi alzo in piedi. È stato lui, a nostro avviso e non solo nostro, il vero performer della giornata. L’uomo che non ti aspetti (pochissimi lo conoscevano prima di domenica) è quello che ipnotizza la platea grazie alle sue teorie sulla disobbedienza e sull’aldilà personale. Nei camerini è scivolato quasi in silenzio, sul palco è stato trascinato da un soffio di energia. Poi, una volta chiusa la mini-conferenza, ha amabilmente chiacchierato con tutti, dai cameramen allo staff, da noi giornalisti agli stessi compagni di Beautiful Day. Ci ha lasciato tutti con il cuore più caldo, con più vitalità ed energia.

“La scoperta è l’esatto contrario dell’errore. Se tu scopri, non puoi sbagliare. Si comincia a sbagliare non appena si smette di scoprire”.

 

L’Archivio Storico Telecom Italia è ora sul web

Da imprenditore, manager o professionista saprai molto bene che Internet è un mezzo straordinario a disposizione delle imprese (grandi o piccole che siano). Non è solo uno strumento per far conoscere i vantaggi offerti dai propri prodotti o servizi. È un terreno sociale che permette di trasmettere delle emozioni, di far conoscere la storia dell’azienda, i protagonisti che si celano dietro i marchi, nelle pubblicità, all’interno dei palazzi di vetro. Leggi tutto

Almeno quando dormo, vorrei non pensare al lavoro

Lavoro. Lavoro. Lavoro. Lavoro. E ancora lavoro. Anche a te capita di avere questa parola in testa, da quando ti alzi al mattino a quando vai a dormire la sera? E magari te la sogni anche di notte…

Apri i giornali, accendi la televisione, navighi sulla Rete. Parola chiave: LAVORO. Il ministro più popolare (e impopolare) qual è? Quello del Lavoro, l’esimia prof Elsa Fornero.

Sta diventando una specie di incubo, a mio avviso ancora più di qualche decennio fa. Oggi il lavoro

  • non si trova
  • non si trova chi te lo dà
  • chi te lo vuole pagare
  • chi te lo contrattualizza
  • chi te lo valorizza

E ormai non si trova quasi più neppure chi te lo raccomanda.

Se sei imprenditore, libero professionista, freelance, la parola “lavoro” si declina al plurale: LAVORI. Nel senso di clienti, che pagano per le tue prestazioni, i tuoi servizi, i tuoi prodotti.

  • “Sto chiudendo dei lavori”
  • “Devo fatturare questi lavori”
  • “Corro a consegnare questi lavori”

Che vita sarà mai?

Personal Branding

La faccio breve, non perché il tempo è denaro (massima esagerata e sopravvalutata) ma perché – come penso anche a te – amo la sintesi.

Sto riflettendo su alcuni cambiamenti professionali. Trasferitomi da un paio di mesi a Torino con armi, bagagli e famiglia, sto maturando l’idea di far crescere una community sul territorio, che faccia nascere progetti e opportunità di lavoro e che abbia al centro il valore del CONTENUTO.

Una Rete che fornisca a chi ne ha bisogno:

  1. Servizi di Personal Branding (un Communication Coach che ti segue per aiutarti a promuovere con efficacia te stesso e la tua attività, e trovare così lavori, clienti, visibilità)
  2. Formazione sulla Scrittura Professionale (workshop, seminari, editoria per allenare la tua comunicazione efficace quando devi scrivere un’email, un progetto, un curriculum; o aggiornare i contenuti del tuo sito, del tuo blog, dei tuoi profili social)

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mia presenza come giornalista a “IO LAVORO – Lavoro senza frontiere”, manifestazione che ha riunito a Torino circa 60 aziende e oltre diecimila persone in cerca di opportunità di lavoro. La rassegna era promossa dalla Regione Piemonte, con il coordinamento organizzativo dell’Agenzia Piemonte Lavoro.

Se vuoi navigare il sito di IO LAVORO, puoi passare da qui.

Alcuni dettagli:

  • 14mila i colloqui di lavoro, 8mila persone hanno partecipato alle selezioni, 264 colloqui di lavoro per personale disabile nell’ambito di IOLAVORO-H, oltre 1.200 i partecipanti ai 60 workshop, presentazioni aziendali e seminari in programma.
  • Oltre 6mila le opportunità di lavoro in Italia e all’estero che sono state proposte da 58 aziende e associazioni dei settori turistico-alberghiero, ristorazione, benessere, commercio, grande distribuzione organizzata, agroalimentare, franchising e green.
  • Sono stati 61 i video curriculum realizzati dalle telecamere della Fondazione Mike Bongiorno (in un prossimo post, elencherò per te i 10 consigli preziosi per avere un video curriculum perfetto).

Conclusioni? Mi sono convinto che la capacità di comunicare la propria attività, di promuovere se stessi e il proprio brand personale, è la vera chiave di volta per

  • smetterla di piagnucolare nell’angolo della crisi
  • alzare la testa, darsi da fare e mettere a frutto il proprio talento

Poche storie, ognuno di noi ne ha uno. Basta scoprirlo e valorizzarlo. Nel frattempo, inizia a seguire e a partecipare su Twitter alla nostra community “Torino Storytelling” (@TorinoStorytell).

E tu, che ne pensi? Come immagini il superamento di questa fase? Che esperienza stai vivendo con il tuo lavoro?

.
Leggi anche

Personal Branding per far crescere il tuo valore
Col web di qualità le imprese arrivano ovunque
#Manareload: se ti sei perso la lezione su Twitter, ecco il reportage

Aumenta i profitti del tuo business sfruttando il web e i social media

Oggi questo mio post per te è ultra-sintetico.

  • Sei un imprenditore al vertice di una piccola o media impresa?
  • Sei titolare di uno studio professionale? (avvocato, commercialista, dentista, ecc)
  • Sei un consulente freelance o titolare di partita Iva?
  • Sei un commerciante?
  • Sei un titolare di esercizio commerciale? (centro benessere, palestra, ecc)
  • Sei un venditore plurimandatario o agente di commercio di grandi aziende?

E inoltre:

  1. Possiedi un sito ma questo non crea fatturato?
  2. La TUA immagine e quella dell’azienda non sono ben rappresentate on line?
  3. Vuoi posizionare meglio il tuo sito sui motori di ricerca senza PAGARE?
  4. Vuoi raddoppiare il numero di nuovi clienti?
  5. Vuoi aumentare la tua popolarità on line?
  6. E soprattutto vuoi che tutto questo crei delle rendite eccezionali?

.

Leggi come 4 esperti di strategie aziendali, web marketing e comunicazione hanno progettato per te un vero e proprio percorso con l’obiettivo di farti GUADAGNARE… acquisendo e fidelizzando i tuoi clienti.

>>>> Promuoversi Online

Apple Store e sexy-apps: intervista ad Alessio Zito, Ceo di Command Guru

Sei appassionato di iPhone, iPad e di tutti i prodotti Apple? Sarai allora senza dubbio una persona attenta a tutte le dinamiche di marketing e iniziative di comunicazione che stanno dietro al colosso di Cupertino.

Ad essere molto colpiti dal brand Apple sono certamente quei fans in fila, imperterriti, da circa 48 ore. Dove e perché, ti chiederai. Leggi tutto

Il personal branding di 1 Caffè – con Luca Argentero

È un felice esempio di personal branding quello messo in atto da “1 caffè”, la onlus interamente digitale che vede come vicepresidente e testimonial d’eccezione nientemeno che il giovane e simpatico Luca Argentero.

Eravamo presenti ieri al lancio per la stampa del blog www.1caffe.org avvenuto al Busters Coffee di Torino, a pochi passi dalla Mole. E abbiamo potuto constatare dal vivo quanto entusiasmo ed energia ci sia intorno a questo progetto, nato da una squadra tutta torinese di cinque amici dei tempi del liceo.

Ecco alcuni spunti e obiettivi di comunicazione:

  • 1 Caffè è la prima onlus che si muove interamente sulla Rete, senza sedi né uffici. Solo web e social network.
  • L’obiettivo è amplificare le realtà no-profit. Ogni giorno si può donare 1 euro (il prezzo di un caffè) a una piccola associazione, scelta tra quelle che non hanno i mezzi per sostenersi da sole.
  • Si può donare attraverso carta di credito, prepagata, sms.
  • Il messaggio di base si rifà alla frase «Ti offro un caffè», un simbolo di aggregazione sociale e un incontro culturale.

.

I momenti più divertenti della conferenza di presentazione?

La proiezione del video promozionale (regia di Stefano Sgambati, protagonista Paolo Mazzini)

guarda il video >> 1 caffè – Busters Coffee

.

Il momento in cui hanno aperto le porte a tutte le fan di Luca Argentero, rimaste in attesa per oltre un’ora fuori dal Busters Coffee.

Si ringrazia Francesca Gonzales per l’assistenza e le immagini.

>>> Visita il sito 1caffe.org

>>> Segui Torino Storytelling su Twitter

Cosa ci ha insegnato il caso Schwazer? Intervista al mental coach Pasquale Acampora

Ricorderai senz’altro il caso mediatico dell’estate 2012. Quello di Alex Schwazer – medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008 – escluso dagli ultimi Giochi di Londra perché positivo al test anti-doping.

In agosto, durante una drammatica conferenza stampa (di fronte alle telecamere di tutto il mondo), il marciatore altoatesino aveva ammesso di aver assunto l’Epo, il potente ormone che aumenta le performance degli atleti grazie all’apporto di ossigeno ai muscoli e al cuore.

In questi giorni, dopo aver deciso di chiudere definitivamente con il mondo dello sport e dell’atletica (e in attesa di iniziare la sua nuova vita da studente universitario in Austria), Schwazer ha saputo di essere ufficialmente indagato dalla Procura di Roma: rischia una pena da tre mesi a tre anni di reclusione.

.

In questo blog parliamo spesso di comunicazione e di coaching. L’obiettivo è che tu possa trarre spunti dalle testimonianze di professionisti che lavorano al fianco di grandi personaggi della politica, dello sport e dell’economia in generale.

Per sviscerare meglio il caso Schwazer, e parlare di strategie mentali, Scrittura Vincente ha intervistato per te Pasquale Acampora, mental coach e formatore di livello europeo.

.

La vicenda di Schwazer ha riportato in primo piano la gestione degli stati d’animo per gli atleti di livello internazionale. Il suo motto era “La vittoria o niente” . Come si fa a gestire una pressione mentale ed emotiva del genere, senza uscire fuori di sé?

Uno degli aspetti con cui mi trovo spesso a lavorare con i miei atleti è proprio la gestione dello stato d’animo, perché purtroppo nessuno ci ha mai insegnato a farlo. Occorre prepararsi prima a ciò che potrebbe succedere dopo, per evitare di dover rincorrere situazioni ed eventi che poi possono diventare “più grandi di noi”.
Una medaglia olimpica è qualcosa che può cambiarti la vita, spesso in meglio: talvolta però il conto da pagare ai media, alle persone che ti sono intorno, alla gente in generale e a se stessi rischia di essere salato.
Per questo insegno agli atleti a lavorare bene sul proprio equilibrio, sulla “centratura”. Va bene essere aperti all’esterno, alle opinioni e alle valutazioni delle altre persone, ma è importante avere un’ottima capacità di valutazione, di scelta, di decisione che parta da sé. Uno sportivo professionista deve essere “autonomo”, quasi che “basti a se stesso”.
Spesso la stima di un atleta verso se stesso deriva dai condizionamenti esterni o dai risultati che ottiene. Ma un buon equilibrio – e dei buoni risultati – si possono costruire in maniera più solida e duratura partendo da sé e giudicando lo sforzo e l’allenamento profuso prima che il risultato ottenuto.

Una delle leve che sembra abbia spinto Schwazer al doping pare sia stato il confronto e il senso di competizione con la fidanzata (Carolina Kostner) campionessa di pattinaggio su ghiaccio. Da coach, ti sei  accorto se anche negli atleti di quel livello scattano le stesse invidie dei praticanti della domenica?

Il punto di partenza più “sano” è sempre il confronto con se stessi prima che con gli altri. Nello sport si comincia a migliorare se stessi, per poi poter migliorare i risultati con gli altri. Quando basi la tua stabilità dal tuo confronto sugli altri, il rischio a cui ti esponi diventa più alto e meno gestibile.
Quando lavoro con i miei ragazzi, preferisco dare loro più leve possibili su cui agire, per ottenere “potere personale”. E questo lo puoi fare solo se fai in modo che i tuoi obiettivi dipendano in primo luogo da te. Il confronto con gli altri può essere utilissimo, una grandissima leva motivazionale: ma va gestito con cura.

Quale strategia negativa può arrivare a costruirsi un atleta che scivola nel doping?

Una delle mie convinzioni è che le persone facciano la scelta migliore per loro fra le possibili scelte che pensano di avere in un determinato momento. Purtroppo un atleta che ricorre al doping temo abbia la convinzione di non riuscire a migliorare ulteriormente le proprie prestazioni se non ricorrendo a metodi dannosi per la salute e illegali.
A questo punto il primo problema non è tanto per me il doping, per quanto gravissimo, ma la percezione di non avere altra scelta da parte dell’atleta. Credo che se un atleta pensasse di avere una possibilità diversa dal doping per migliorare la propria performance la utilizzerebbe. Una scelta migliore del doping è ad esempio avere la capacità di accettare il risultato, diventando più forti in seguito alle sconfitte e godendo delle vittorie.
Avere la possibilità di scegliere per me significa avere libertà, un atleta che ricorre al doping secondo me è meno libero, quanto meno è schiavo della sconfitta, dell’opinione degli altri, del “cosa succede se non vinco”…

In questa vicenda non ti sembra spicchi l’assenza di qualcuno che avrebbe dovuto stare vicino a Schwazer, non solo dal punto di vista tecnico?

Non conosco la situazione di Alex nello specifico e quindi non ti saprei rispondere con precisione. Vista dall’esterno, e ragionando a posteriori quando tutti sono “fenomeni”, mi pare che forse qualcosa di più si sarebbe potuto fare. La cosa che auguro ad Alex adesso, visto che indietro non si può più tornare, è che ci sia qualcuno che lo possa affiancare in questo momento importante. Tanto si può ancora fare, sia per l’uomo che per il professionista, qualsiasi sia la strada che deciderà di prendere.

Che esperienza emotiva rimane nella mente di un ragazzo che quattro anni fa era medaglia d’oro olimpica, e oggi viene ricordato come un uomo distrutto che piange in mondovisione?

Anche in questo caso la risposta “giusta” ce l’ha solo Alex. Da parte mia posso solo dire che ho conosciuto persone e atleti che hanno costruito grandissime vite (a livello personale, imprenditoriale o sportivo) dopo esperienze dolorosissime.
Tutto ciò che è successo può essere visto come una “fine” o l’”inizio” di qualcosa di più grande. Dalle interviste che ho sentito di Alex, gli auguro che tutta questa vicenda gli consenta di ottenere quella serenità e quel successo personale che nulla ha a che fare con la popolarità.

Cosa possiamo dire ai ragazzi (marciatori e non) che vedevano in Schwazer un modello da seguire?

Credo che da quello che è successo ad Alex ci sia tanto da poter imparare. L’immagine che abbiamo dell’atleta che vediamo in televisione è quella di una persona che ha e ha avuto tutto dalla vita. E questa è solo una parte della verità. L’altra parte è che per essere lì occorrono tanti sacrifici, rinunce e fatiche, che sono il prezzo da pagare per i risultati che vuoi ottenere.
Ho la convinzione che, per una persona che ama lo sport, fare l’atleta professionista significhi essere un privilegiato: ma tra i vari benefici che questo privilegio ti dà non necessariamente c’è il divertimento. Credo che Alex avesse smesso di divertirsi da un pezzo e tutto ciò che un tempo amava fosse diventato solo un peso e fatica.
La cosa che mi sento perciò di dire non solo ai marciatori, ma a tutti gli atleti (e perché no a tutti i professionisti in genere, in qualsiasi ambito essi siano), è di divertirsi in quello che fanno. Ho visto che il divertimento, unito alla passione, sono due dei segreti del successo delle persone felici che ho avuto la possibilità di conoscere e con cui ho lavorato.

.

Scrivi a Pasquale Acampora  (p.acampora@ekis.it)