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Vuoi che il tuo blog apra un mondo?

Anch’io come te cerco di scervellarmi per mantenere vivo questo blog. L’idea è sempre quella di raccontarti qualcosa di me, del mio lavoro, della mia esperienza professionale. A volte amo condividere spunti interessanti che potrebbero aprire nuove porte sul nostro futuro.

Leggo sempre con grande piacere e attenzione ciò che scrive Luisa Carrada, mentore per molti di noi che utilizzano la scrittura per lavoro, oltre che per emozione personale.

Nel suo libro “Il mestiere di scrivere” c’è un capitolo che parla proprio dei blog professionali. Di luoghi che non sono più – come nei primi anni di internet – degli intimi diari personali. Parlo di blog che raccontano il mestiere delle persone con tecniche narrative, toni evocativi e tante piccole storie.

Blog professionali per chi ha molta passione

Credo che anche tu sia interessato a leggere questo genere di contenitori, ricchi di informazioni preziose e visioni lasciate scivolare tra le righe. Di fatto è la forma di comunicazione più adatta a chi ha molte idee, passione e pochi soldi da investire.

In Italia i blog professionali si sono diffusi soprattutto nel tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, dove è più facile raccontare le tradizioni e l’artigianato, l’arte e la solidarietà.

Per chi scrive, il blog non è una perdita di tempo: è una continua riflessione sulla propria vita, un brainstorming che ci aiuta a essere lucidi e creativi. Per chi legge, è spesso un racconto a puntate con accenni di divertimento ed entusiasmo.

Il blog del capo

La Carrada parla anche dei blog che raccontano le grandi organizzazioni. Giornalisti e comunicatori possono trovarvi all’interno più notizie rispetto ai comunicati stampa o ai lanci di agenzia. Metamorfosi, cambiamenti, successi: il manager o l’amministratore delegato parlano con il proprio pubblico senza intermediari, né dipendenti o addetti stampa.

Di grande interesse è il caso di Jonathan Schwartz, ex ad di Sun Microsystems. La chiave del successo del suo blog è lo stile informale e il mix tra fatti personali, professionali e aziendali.

Un esempio? Qualche tempo fa ha raccolto una delle tante domande virali in giro per la Rete ed ha enumerato una per una le “cinque cose che non sapete di me”:

1 – In passato ho lavorato come addetto alla sicurezza in questo museo (link al museo). Per fortuna, essendo l’unico addetto in servizio, i visitatori erano studenti e non ricercati dell’Interpol.

2 – Sono per un quarto indiano (asiatico), per un quarto gallese, per un quarto ungherese e per un quarto russo. Mi piace essere di razza mista.

3 – Nel 1987 ero a bordo del treno che è deragliato vicino a Chase, nel Maryland. Quell’incidente ha avuto un forte impatto nella mia vita.

4 – Mi piace cucinare (e mangiare): condivido questa passione con Greg Papadopulos (CTO di Sun). Ho appena scoperto che abbiamo lo stesso forno.

5 – Credo fermamente che la tecnologia possa migliorare il mondo. Dai pannelli solari sul mio tetto, alla scelta del datore di lavoro negli ultimi dieci anni, fino alle giuste cause che vanno sostenute anche dopo Natale.

Che ne dici? Non è un buon esempio di come parlare di sé al proprio pubblico? Soprattutto senza annoiare   🙂

Comments

Ilaria Cardani
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Oddio, che le cinque cose che non sapevamo di Jonathan Schwartz siano interessanti in un modo scovolgente e che non annoino è un’opinione…

Che lui e il suo collega Greg Papadopulos abbiano lo stesso forno e che creda fermamente che la tecnologia possa migliorare il mondo (ma davvero?!) non mi sembrano informazioni essenziali alla nostra vita.

Probabilmente è vera una cosa: quando si interagisce con efficacia e passione con i lettori attraverso le pagine del proprio blog, si diventa per loro una sorta di amico/a, di riferimento e di autorità. E allora sì che i lettori sono sinceramente curiosi e interessati a sapere anche che marca di dopobarba usi o qual è il tuo film preferito…

Luca
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Preferisco i blog professionali con tanta passione dietro.

Le storie sono importanti perchè vanno dritte al cuore di una persona.

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