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Non essere un “salapuzio”: adotta una parola perduta!

La nostra lingua è sempre più povera. In alcuni post precedenti sostenevo che le buone letture aiutano a rinforzare il nostro linguaggio, ormai ridotto nel suo utilizzo di base e meno di 7.000 termini.

Leggo perciò con interesse e piacere ciò che scrive oggi su Repubblica Stefania Parmeggiani a proposito del salvataggio delle parole perdute. L’autrice ci spiega che in Italia persone di età e professioni differenti, sulla scia di quello che accade in altri paesi europei, combattono dal basso una battaglia per la salvaguardia della lingua d’origine.

Oggi tutti siamo costretti a scrivere in modo efficace: dalle semplici email agli sms, dai post sui social network ai contenuti di un progetto o di una pagina promozionale. L’universo della scrittura professionale si estende sempre di più.

Esistono tecniche e strategie che possono aiutare molto in questo senso (presto su questo blog ci saranno novità), ma di fondo resta l’esigenza di saper ampliare il nostro vocabolario. Anche recuperando termini smarriti.

Quanti sono i termini che incontriamo in un libro e vorremmo fare nostri? Invece di annotarli su un taccuino, proviamo a congelarne l’esistenza su Internet e magari a inserirli nelle nostre conversazioni.

Da clangore a edule, da belluino fino all’arronzata del titolo… È un lavoro dal basso, con umiltà, di esempio anche per i nostri figli. Per non essere considerato un… Salapuzio!

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Comments

Ilaria Cardani
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Oh, cielo! Ho appena letto il tuo post su Berlusconi, visto il suo monologo in italiano davanti al presidente del consiglio UE e ora mi ritrovo il termine salapuzio… Ma è una congiura?! :D

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