Navigate / search

La storia del copywriter che lavorò per l’outlet del funerale

Hai presente gli outlet? Sì, intendo proprio quei centri commerciali specializzati nella vendita al dettaglio di prodotti di marche famose… Sei forse abituato a visitarne uno ogni tanto, magari con la famiglia o il fidanzato/a?

Avrai iniziato a notare, già dall’esterno della struttura, come lo sforzo dei pubblicitari sia particolarmente intenso: cartelloni semoventi, hostess affascinanti, spazi commerciali in grande spolvero e prodotti resi unici dalla qualità degli slogan promozionali.

Tutto è concepito per richiamare l’attenzione di migliaia di acquirenti distratti, giunti fino a Valmontone, Soratte, Fidenza con il proposito di asciugarsi le tasche e tornare con capi da far invidia al vicino.

Ecco. Se prendi tutto questi ingredienti e li applichi al caso che sto per sottoporti, scoprirai che il copywriter ha lavorato secondo copione.

  • ricerca della particolarità
  • esclusività
  • elenco caratteristiche
  • numero verde in evidenza h24
  • senso di reciprocità

Tutto bello e lineare. Peccato che il marketing – in certi casi – non guardi in faccia (come si suol dire) a nessuno. Nulla di male a differenziarsi sul mercato: è la prima legge per avere successo in un determinato settore. Se però il tuo ambito è quello delle onoranze funebri, forse il buon gusto dovrebbe provare a guidarti più del… portafoglio.

Giudica con i tuoi occhi. La locandina in questione (cliccaci sopra per ingrandirla) pubblicizza nientedimeno che un “Outlet del funerale”. D’altronde, replicherai facendo l’avvocato del diavolo, se uno ha scelto di chiamarsi in questo modo, inevitabilmente andrà incontro a giudizio a dir poco malevoli.

Ma tralasciamo – anche se a fatica – l’identità della “onorata” agenzia funebre. Ciò che vorrei fare è notare insieme a te alcune chicche della locandina in questione. Che farebbero (qui la battuta è d’obbligo) ribaltare nella tomba anche un povero cristo appena sepolto.

Vediamole.

Chicca numero 1 – La domanda d’attacco
«Stanchi della solita agenzia funebre?». Ma che significa “solita”? Perché, mi chiedo, uno si rivolge alle pompe funebri un giorno sì e l’altro pure? Si acquistano casse da morto con la stessa frequenza di una bottiglia di latte o di un etto di prosciutto??

Chicca numero 2 – La foto della bara nel carrello della spesa
La risposta alla domanda di cui sopra è “evidentemente sì!”. L’utente di questo outlet è abituato a infilare casse di mogano nel carrello della Esselunga. Per questo si identificherà con la simpatica immagine posta al centro della locandina.

Chicca numero 3 – Funerali completi
Se esistono quelli “completi”, evidentemente esistono anche dei funerali “parziali”, dove il morto viene abbandonato a 500 metri dal cimitero, e i parenti se lo caricano in spalla fino al loculo.

Chicca numero 4 – Prezzo riferito a sepoltura classica
Anche qui presupponiamo l’esistenza di sepolture “moderne”, con la musica di Lady Gaga e la bara in fibra di carbonio, trasformabile in canoa per l’alta montagna.

Chicca numero 5 – Cassa funebre accessoriata a norma di legge
Stupidi noi a non sapere che hanno fatto una legge per regolamentare gli accessori da annettere alla bara. E sì perché fino a 5-6 anni fa, si usava ancora inserire vicino al morto una bella sfilza di oggetti preziosi, come i rotoli di papiro o le collane di osso di dinosauro.

Chicca numero 6 – Assistente di conforto
Non bastano i 4 assistenti di servizio. L’assistente di conforto sarà come minimo laureato in psicologia (ma pagando 100 euro in più, se ne può avere uno che ha frequentato anche un master in Transilvania).

Chicca numero 7 (ovvero la super-chicca finale) – Il vade-vecum
«Scarica gratis il vadevecum antitruffa». Qui il truffato è il copywriter, che al posto dell’insegnante di latino, aveva Bombolo. Vecojoni!

PS – Evidentemente, anche il titolista del Tg2 aveva lo stesso insegnante. Guardati il video qui sotto, e blocca l’immagine esattamente dopo 1 minuto: hai scoperto il refuso?

Guarda il video del Tg2

Se sì, segnalalo nei commenti di questo post.

Se ti è piaciuto questo articolo, o se lo ritieni utile per chi deve cimentarsi con la scrittura promozionale, puoi sempre segnalarlo ai tuoi contatti e condividerlo attraverso i tuoi profili social.

Leggi anche:

Trony a Ponte Milvio, l’efficacia della comunicazione persuasiva
Pubblicità Progresso: scrivi il tuo Codice di condotta
Scrivere una campagna: il caso Forum Nucleare

Comments

Mercedes
Reply

A guardare la locandina sembra uno scherzo. La cosa fondamentale che hanno proprio dimenticato, non considerato minimamente, e chi e’ ed in quale stato si trova la persona a chi e’ rivolto il loro messaggio: una persona sofferente che ha perso da ore una persona cara. Hai tanto lavoro da fare Ale! 🙂

Alessandro
Reply

Il punto è che chi è in stato di sofferenza, spesso ha le difese abbassate.
E dunque i messaggi fanno meno fatica a passare…

Grazie Mercedes!

Fraq
Reply

OTLET!

Alessandro
Reply

BinG!! Risposta esatta!
Lei ha vinto un Twitter di plastica blu 🙂

Piero Iacono
Reply

Ciao Ale,
pienamente daccordo con i tuoi appunti. E’ un caso ( direi più “funereo” rispetto agli altri ) che ci testimonia, ancora una volta, come chi realizza queste campagne pubblicitarie non tiene assolutamente in considerazione le esigenze delle persone da raggiungere.

Una piccola nota personale:
La foto mi è piaciuta molto. Nel bene o nel male fa molto parlare di sè.

Alessandro
Reply

Ciao Piero,
hai ragione: la bravura di un copywriter è quella di promuovere – con un certo stile – anche temi non facili.

Un saluto e grazie.

Leave a comment

name*

email* (not published)

website