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Comunicazione persuasiva: analisi del discorso di Gheddafi

Il discorso di Gheddafi ci ha rivelato quanto spesso l’illusione del potere trascini i dittatori in una lettura cieca del mondo intorno a loro. Di quanto lontana sia la mente dalla consapevolezza di ciò che sta davvero accadendo.

È capitato, come ha puntualmente registrato Mimmo Càndito su La Stampa, a diversi Raiss. Allo Scià di Persia, Reza Pahlavi, ai piedi dell’aereo che lo avrebbe portato via da Teheran. A Saddam Hussein, mentre Baghdad bruciava di fuoco e fiamme. Al tunisino Ben Ali, che rassicura i turisti a poche ore dalla fuga all’estero. Al ‘faraone’ Mubarak, che si rifiuta di accettare la gravità delle manifestazioni popolari.

Un discorso alterato dalla collera

Ieri Gheddafi – in una dichiarazione di guerra totale a chi ha osato ribellarsi – ha invece esaltato la teatralità del suo discorso, pronunciato dalle rovine della sua residenza, bombardata da Reagan nel 1986, e diventata da allora un “museo della resistenza”.

Il colonnello libico questa volta è vestito con i panni tradizionali della sua tribù, nel tentativo di mettere in scena un travestimento che pregiudica qualsiasi credibilità. Il tutto condito da una voce alterata dalla collera, da pugni picchiati a scatti sul podio e dal Libro verde della Rivoluzione tenuto in mano come un testo religioso a cui inchinarsi.

“Non lascio, morirò da martire!” è la sua affermazione più forte, quella riportata dalle prime pagine e dai telegiornali di tutto il mondo. Il “morirò” sottende una serie di messaggi rivolti sia alle fazioni rivali che alle potenze internazionali:

  • nulla sarà più come prima
  • non ci potrà più essere convivenza con chi non la pensa come me
  • una delle due parti soccomberà

Questa è soprattutto una minaccia, piuttosto disperata, ma utile ad alzare il livello di tensione interna e spaventare gli indecisi, coloro che potrebbero decidere di passare dalla sua parte per convenienza e paura delle rappresaglie.

Un segnale agli Stati Uniti?

Stesso messaggio rivolto a Stati Uniti, Europa e compagnia occidentale: mi avete scaricato, non pensate che mi arrenderò alle vostre condizioni. La linguistica però ci dice che spesso in una trattativa indiretta, una negazione sottende invece la volontà a proporre strade alternative. Potrebbe essere un segnale.

La sensazione, riguardando le immagini e leggendo le traduzioni del suo discorso, resta comunque quella di un leader imborghesito dalle ricchezze e dal potere, sorpreso dalla velocità della rivolta e costretto a risvegliarsi bruscamente. Il colonnello ha rimesso l’uniforme (la tunica tribale color kaki e gli occhiali da sole) e imbracciato il fucile della rivoluzione che aveva tenuto sotto il letto per tutti questi anni.

Il linguaggio militare era di fatto un modo per distinguersi dai presidenti Ben Ali e Mubarak, che avevano pronunciato i loro ultimi discorsi in abiti civili e con toni moderati. Lui è un’altra cosa, non farà la stessa fine, la maggioranza del popolo è con il Raiss.

Un martire contro i traditori

Specifico è anche il termine “martire”, un parola che fa pensare ai veri responsabili (secondo lui) di questa rivolta: le potenze occidentali in primis ma anche i Paesi arabi traditori (aiutati dalla tv Al Jazeera e Al Arabiya che “denigrano”). Il messaggio è: cittadini libici, pagherò io per colpa dello scenario internazionale. Reagite insieme a me o sarete ostaggio dei fondamentalisti islamici e degli occidentali che imbarbariranno i vostri costumi e la vostra quotidianità. La Libia rischia di fare la fine dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Somalia.

Ecco dunque l’appello agli uomini di una certa età, agli anziani che dovrebbero “riportare a casa i ragazzini ribelli, drogati e ubriacati da stranieri che hanno ordito il complotto”, contagiati da Internet e armati dai razzi americani e italiani. A quei mariti che rischiano di vedere le loro donne rialzare la testa, come è accaduto nelle manifestazioni di piazza dove i regimi sono già caduti.

Schiacciate quei topi nelle loro tane!

Un comando finale, quindi, ai suoi sostenitori (uscite dalle case, organizzatevi in comitati popolari e fate la vostra marcia santa contro quei ratti che vanno stanati dalle loro tane), così come alla Polizia e all’Esercito (schiacciate la rivolta, ripulite la Libia casa per casa e date una risposta simile a Tienanmen e Falluja).

Poco credibili, infine, le brevi parentesi su “riforme” e “aperture”. Il suo linguaggio del corpo, il suo paraverbale (tono, volume e timbro della voce) andavano decisamente in un senso non coerente con le parole che Gheddafi stava pronunciando: il petrolio sarà gestito dallo Stato, il popolo potrà fare nuove leggi e cambiare la costituzione, si arriverà a nuova Repubblica.

Fuori tempo massimo

Ma come per i leader nordafricani e mediorientali che l’hanno preceduto, la sensazione che tutti abbiamo avuto è di un discorso completamente scollegato dalla realtà dei fatti. E pronunciato quindi troppo tardi.

La conferma viene leggendo i messaggi pubblicati dal popolo di Twitter, libici e arabi che in ogni parte del mondo stavano seguendo il discorso di Gheddafi in televisione. Ti consiglio di visitare la pagina de La Stampa che ha tradotto in italiano diversi Tweet live molto significativi.

Se ti va, puoi rileggere i miei post che analizzano una lettera scritta da Berlusconi e il discorso di Mubarak alla nazione.

Alla prossima!  🙂

Comments

marco stefano vitiello
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sempre preciso e puntuale 🙂

Claudia Faccio
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Ciao Alessandro,
concordo assolutamente con la forza e la persuasione del discorso, non si tratta che della trasformazione in parole di emozioni, convinzioni e determinazione di quella persona. Come nel caso di tanti, troppi, altri dittatori di ogni epoca, i loro discorsi sono decontestualizzati e utili solo a raccogliere (?) …imporre il consenso dei pavidi, di coloro che hanno bisogno di essere coerciti per prendere una decisione, che vanno insomma verso colui che fa loro più paura! Riconosco il merito della comunicazione ….persuasiva…..pur tenendo sempre presente che è necessario, fondamentale, mantenere alti i propri standard anche a costo di andare contro corrente, pagando se necessario ma riservandosi il privilegio della lucidità di analisi. Grazie Alessandro

Alessandro
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Grazie a te Claudia per il commento che aggiunge valore al mio post.

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