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Scrittura persuasiva. Le 7 anime di Berlusconi

Uno degli obiettivi di questo blog è aiutarti a prendere consapevolezza del grande potere della scrittura. Per questo mi piace prendere spunto dall’attualità: è un buon esercizio per ricordarsi ogni tanto di guardare oltre le apparenze.

In un precedente post avevo analizzato il discorso di Berlusconi in occasione della famosa richiesta di fiducia alle Camere del 14 dicembre scorso.

Ieri, leggendo la lettera che il nostro premier ha scritto al Corriere della Sera, proponendo all’opposizione un piano bipartisan per la crescita del Paese, ho intravisto uno spaccato del miglior Berlusconi-pensiero, un vero gioiellino di scrittura persuasiva che volevo condividere con te.

Se non hai preso visione della lettera, in fondo a questo post troverai il link per andare sulla pagina di Corriere.it. Ti consiglio però di leggere prima questa analisi e poi divertirti a confrontare le mie osservazioni sul testo.

Ecco le 7 anime di Berlusconi:

Berlusconi imprevedibile

Silvio ci ha abituati alle sorprese. Lui sa bene che l’imprevedibilità attira l’attenzione e solleva il dibattito, spostandolo dai temi spinosi a quelli più congeniali in quel momento. Quando tutti si aspettano l’ennesima risposta sulle feste di Arcore, lui parla di economia. Alle risse verbali e ai teatrini mediatici, lui replica con un’analisi da liberale tremontiano. All’emotività risponde con razionalità. Ai magistrati regala indifferenza (mai nominati), al temuto presidente Napolitano una comprensione e una condivisione delle sue preoccupazioni. Infine al comunista Bersani – invece dei soliti attacchi – parole al miele (da pragmatico a pragmatico). Peccato che Bersani abbia già respinto al mittente la proposta bipartisan, bollandola come “giunta fuori tempo massimo”.

Berlusconi analitico-razionale

Il livello e il tono dei dibattiti dei giorni passati si nutrivano di un registro emotivo e generalizzante. La parte politica che lo difende ha cercato di far passare il messaggio che gli italiani sono un po’ tutti come lui: amano le belle donne, il clima conviviale. Chi di noi non desidera scaricare la tensione dopo una stressante settimana di lavoro? Chi non commetterebbe qualche peccatuccio di lussuria, se avesse il potere (e l’impunità) per farlo? A tutta questa emotività lui risponde con un’analisi economica dei mali del Paese: parla di debito pubblico, di tasse patrimoniali, del futuro delle imprese e di quello dei giovani in cerca di lavoro. Probabilmente la lettera è stata scritta in accordo con il ministro dell’Economia Tremonti.

Berlusconi incompreso

Senza attaccare frontalmente coloro che lo vorrebbero fuori da palazzo Chigi, o addirittura in galera, Berlusconi dissemina qua e là alcune definizioni che evocano “i cattivi”, rei di non capire le sue buone intenzioni di capo del governo. Li dipinge come “rissosi”, dotati di poca fiducia e incapaci di innamorarsi del proprio Paese e del proprio futuro. Li cita come “aggressivi” (“per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare”) e componenti dell’inappropriato “coro strillato dei moralisti un tanto al chilo”. Li descrive infine “faziosi”, “malmostosi” e “scettici”. Non si fidano di lui e lui non si dà pace, non capisce le ragioni di tanto livore.

Berlusconi bipartisan

Come vedremo in un passaggio successivo (Berlusconi venditore), Silvio cerca di ricreare un feeling (nella vendita si chiama ‘rapport’) con tutti gli interlocutori che contano nello scenario attuale. Inizia – rivolgendosi al direttore del Corriere della Sera, De Bortoli – con “…il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione…”. Continua con un “sono d’accordo con Dario Di Vico” (il giornalista che ha scritto l’editoriale a cui Berlusconi fa riferimento) “che ha scritto un testo analitico molto apprezzabile…”. Petali di rosa anche per il presidente Napolitano, per Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo (che hanno presentato due proposte di imposta patrimoniale), per Angela Merkel (“una guida sicura e illuminata”), per Marchionne e i sindacati (“storico accordo di Pomigliano e Mirafiori”), per Bersani (“sensibile al tema delle liberalizzazioni” e in possesso della “cultura pragmatica di un emiliano”). Il premier strizza l’occhio anche a colui che lo tiene in vita politicamente, ovvero Umberto Bossi, citando la “grande riforma federalista”.

Berlusconi patriottico

Silvio è uno statista che unisce e non divide. È attento al bene della sua nazione e dipinge l’Italia come “un Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo”. Silvio sogna un Paese “meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro”. E visto che gli italiani che lo hanno eletto possiedono un “patrimonio di risparmio e di operosità”, lui sconfiggerà quella parte che rema contro il bene della nazione, la parte “malmostosa e scettica”.

Berlusconi venditore

Il grande piazzista di Arcore (come lo definiscono i nemici di “Repubblica”) utilizza un linguaggio evocativo, decisamente visivo e ispirato al futuro. Come recita il manuale delle presentazioni di vendita, Berlusconi ha inizialmente descritto uno scenario – fatto di buoni e cattivi – elevandosi a osservatore che comprende i veri interessi del Paese. Ha citato i problemi legati alla proposta di tassa patrimoniale per poi presentare in chiusura la sua soluzione, una vera opportunità per gli italiani. L’offerta sul piatto, con accenni di pubblicità comparativa, è la seguente: non la “botta secca” della patrimoniale, ingiusta e inefficace sul lungo termine “e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata”, ma un piano per la crescita “fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera, grazie a un maggiore incentivo fiscale all’investimento”. Un piano che consenta di portare all’emersione la ricchezza privata nascosta. Spesso nella fretta i venditori dimenticano un passaggio: quello delle prove che rafforzano l’offerta. Ma Berlusconi non è inesperto e rinforza la sua proposta citando come testimonial la sua amica Merkel (quella del cucù) e la locomotiva tedesca “che sotto gli occhi di tutti è finalmente ripartita”. Perfetto!

Berlusconi nordico-liberale

Il premier in questa lettera si preoccupa di parlare specialmente al suo elettorato, a quella fascia di moderati che sono incerti se rinnovargli la fiducia alle prossime elezioni. Cerca di rassicurare tutti che lui – nonostante il bunga-bunga – rimane un liberale nell’animo e nelle strategie. A lui interessa tutelare le tasche degli italiani, specialmente delle piccole e medie imprese del centro-nord (che rischiano di votare Lega). E allora dice no alle tasse della sinistra (“sotto il mio governo la patrimoniale non si farà mai”, ma se vincono i comunisti…), dice no alla romanità di Repubblica rivolgendosi al direttore del Corriere della Sera della “sua” Milano, cita il ceto medio ed esalta la grande riforma federalista di Bossi (che solo con Berlusconi al governo potrà essere varata). Anche nell’uso di certi termini del linguaggio parlato rievoca un’impostazione e una cultura nordico-liberale: gravame, malmostosi, mostruoso, pannicelli caldi, moralisti tanto al chilo. Lui è un uomo del fare, gli intellettuali e i burocrati hanno affossato il Paese. Nessuna “botta secca” ma una sana “frustata al cavallo dell’economia”, la più grande che la storia italiana ricordi. Amen!

Ora puoi leggere la lettera di Berlusconi al Corriere della Sera   🙂

Comments

Ilaria Cardani
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Come commentare?

Sono incerta tra:

“parole parole parole”

“sono solo sofismi”

“flatus vocis”

“quanta retorica!”. 🙂

Gianluca Giansante
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L’articolo sarebbe opera della penna ‘ghost’ di Giuliano Ferrara, secondo quanto ipotizza Roberto Zichitella sul Riformista di oggi notando come il direttore del Foglio – che per lungo tempo ha soltanto siglato i suoi pezzi con l’elefantino rosso – sia tornato a firmare nella stessa giornata due articoli, uno sul suo Foglio e l’altro sul Giornale.

Al di là di questo elemento di gossip credo che l’articolo di Berlusconi si inserisca in una strategia che può pagare: la crisi dei consensi, che alcuni sostengono emerga dai sondaggi riservati del Cavaliere, non è infatti dovuta agli scandali sessuali.

Quelli, lo abbiamo visto già in passato non incidono sul risultato elettorale; sul tema vedi: il mio articolo sul Riformista.

E’ invece la sensazione di immbolità che caratterizza il governo il pericolo più grave per Berlusconi. E tornare a parlare di politica può solo fare bene al premier.

La scelta è azzeccata anche da un altro punto di vista: il tema, cioè l’avversione alle tasse e all’aumento della c.d. “pressione fiscale”, che costituisce uno dei cavalli di battaglia su cui Berlusconi è considerato affidabile e credibile.

humanrace
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Buongiorno a tutti
interessante questo sito… sono una ricercatrice e volevo fare una ricerca sul “neopopulismo” di Berlusconi e di Sarkosy…
Ora, qualcuno mi sa dire DOVE TROVO I DISCORSI DI BERLUSCONI ????
…così da poterli analizzare???
Quelli di Sarko sono visibili a tutti…! e quelli di Berlu????
AIUTO!!! grazie!

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