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Scrivere una lettera, ma non poterla imbucare

C’era un tempo in cui si aspettava con ansia il postino che avrebbe recapitato qualche lettera di fidanzate lontane o cartoline dagli amici del mare. Ora, quando intravediamo uno spiraglio di busta nella cassetta della posta, iniziamo a smadonnare pensando alla prossima bolletta da pagare…

È questione di focus mentale: basta cambiare prospettiva e lo stato d’animo tornerà quello dei giorni spensierati. Sì – mi starai dicendo – ma poi la bolletta tocca pagarla lo stesso. Questo è vero. Ma farlo con un sorriso, ben sapendo che per quella cifra abbiamo beneficiato di un servizio, ci aiuterà a ingoiare la pillola amara con un po’ di piacevole zucchero.

In realtà condivido con te questa riflessione perché ho letto una notizia che mi ha abbastanza rattristato. Le poste americane rischiano di chiudere per fallimento. Sì, parlo proprio del Postal Service, il servizio creato da Benjamin Franklin ancora prima della nascita degli Stati Uniti.

Questo sembra essere l’ultimo inverno per i popolari postini che hanno fatto la storia di un Paese sterminato. A meno che il Congresso non adotti misure di emergenza per stabilizzare le sue finanze, i debiti costringeranno il glorioso Usps a chiudere i battenti.

La sfida delle email

La verità è che – oltre ai costi di gestione da capogiro – le Poste americane sono state incapaci di rispondere alla sfida delle email. La concorrenza di Internet si fa sentire e questo cambia anche il modo di concepire una comunicazione scritta.

Va bene che già l’avvento del fax aveva cambiato radicalmente i tempi di veicolazione dei documenti professionali. Ma il piacere di ricevere una sana e romantica lettera, scritta a penna su carta intestata, era un dono che i nostri figli hanno già perso da qualche tempo.

Scrivere – lo diciamo spesso da questo blog – è un esercizio di dialogo con il nostro inconscio. È una creazione che ci rende unici e che ci solleva lo spirito, specialmente quando parliamo di temi intimi e personali con le persone che amiamo o con i nostri amici o parenti.

La scrittura è un rituale

Farlo a penna, e farlo poi seguire dal rituale dell’acquisto della busta, della chiusura con la lingua e dell’apposito francobollo, era davvero un momento che proiettava la nostra fantasia con i giusti tempi dell’essere umano.

Oggi si va di fretta, messaggini ed email arrivano in un batter d’ala di farfalla, la comunicazione è impulsiva e poco riflessiva. Qualcuno dice che così avanza tempo per fare altro.

Io ricordo che scrivere una cartolina a qualche amico delle vacanze, mentre fuori dalla mia finestra la pioggia allagava la città, era come inviare un raggio di sole che lentamente colorava le nubi.

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Comments

Lorena
Reply

E’ vero avevo quasi dimenticato queste sensazioni… che nostalgia ! un’altro segnale dei cambiamenti in corso… le tue parole mi fanno riflettere rispetto a questo passaggio che non è positivo o negativo ma un modo diverso di comunicare e se avviene con sentimento è comunque Ok.

Anche scrivere una mail “a qualche amico delle vacanze, mentre fuori dalla mia finestra la pioggia allaga la città, è come inviare un raggio di sole che lentamente colora le nubi”.

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