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Sostenere un’intervista. Ecco qualche trucco del mestiere

Prepararsi a sostenere un’intervista, un colloquio di lavoro o una situazione dove ci si sente sotto esame. È capitato anche a te di sentire la tensione che precede un evento del genere, e di essere preoccupato che l’emotività possa penalizzare la buona riuscita del tuo intervento?

Magari sei preparato su quello specifico argomento, ma in realtà a spaventarti è la variabile legata alle domande che potranno farti. Di cosa mi faranno parlare? Riuscirò a comunicare i temi che mi stanno a cuore?

Intervista in diretta radiofonica

Un paio di giorni fa sono stato ospite – in diretta telefonica – di una trasmissione radio. Il tema della puntata era “Dalla pubblicità alla politica, comunicare è un’arte”. Prima di me sono stati intervistati l’onorevole Carlo Giovanardi (sottosegretario alla presidenza del consiglio) e Gianluca Giansante, ricercatore, formatore e consulente di comunicazione specializzato in linguaggi politici.

Te ne parlo perché voglio condividere con te l’aspetto preparatorio che ha preceduto l’appuntamento con la diretta radiofonica.

Quarantott’ore prima mi è arrivato l’invito via email da parte di Francesca Buffo, una delle conduttrici del programma. Via telefono ci siamo poi conosciuti meglio e abbiamo preso accordi circa due o tre spunti su cui far ruotare il mio intervento.

Intervista al buio

In verità non sapevo nulla di come si sarebbe svolta l’intervista, anche perché gli argomenti (comunicazione, informazione, pubblicità, politica) sono talmente vasti che si potrebbe parlare di tutto e il contrario di tutto…

E qui – a 24 ore di distanza dalla trasmissione – hanno cominciato i pensieri e le emozioni. È stato, lo confesso, piuttosto divertente monitorare entrambi (pensieri e stati d’animo): anche perché, facendo io il giornalista, nel 90 per cento dei casi capita a me di intervistare gli altri, e non viceversa     🙂

Che potevo fare per “ingannare” l’attesa? Per deformazione professionale ho cominciato a prendere informazioni sui miei interlocutori:

  • come si presenta questa emittente radiofonica sul suo sito web
  • come viene presentato questo programma
  • cosa si dice dei conduttori, Vittorio Lussana e Francesca Buffo, sia sui propri profili social che in genere nella Rete
  • come si parla in generale su internet di questa emittente radiofonica e del programma

L’obiettivo era trovare qualche presentazione, recensione, vecchie puntate. E inoltre qualcosa sulla storia dei conduttori (biografie, gusti, scelte professionali e politiche, ecc). Insomma, sapere chi mi sarei trovato di fronte, in questo caso in diretta telefonica.

Le interviste alla radio

Poi ho anche un po’ ragionato sul mezzo in questione. Cosa caratterizza un’intervista radiofonica dalle interviste fatte con altri media? Com’è importante comportarsi rispetto a un’intervista scritta, televisiva o fatta di persona (come nel caso di un colloquio di lavoro e, per certi versi, anche di un esame universitario)?

Ho pensato che in radio è necessario evitare i cosiddetti “vuoti”, il black-out di voce che – nel caso del mezzo radiofonico – viene amplificato a dismisura. Due o tre secondi di silenzio possono sembrare un’eternità…

Di fatto, mi sono scritto su un foglio bianco la parola RITMO, giusto come promemoria. Affianco a questa ho scritto anche la parola NATURALEZZA. So che non è facile mostrarsi naturali quando la tensione ci avviluppa lo stomaco, ma con l’aiuto della fisiologia si può risultare più rilassati e a proprio agio. Dunque, se ti è utile, appuntati le parole RESPIRARE e SORRIDERE.

Sorridere aiuta a rilassarsi

Sì, sorridere. Hai mai fatto caso come il sorriso si percepisca anche al telefono? Se una persona che sta parlando con te riesce a rilassare i muscoli della mandibola con un accenno di sorriso, questa azione verrà percepita da chi ascolta, sia in termini uditivi che sensoriali. Cioè tu sentirai un suono più gradevole e un’emozione positiva, o comunque non ostile.

Altro consiglio pratico: ACQUA. Bere aiuta a essere idratati, e se le tue cellule sono idratate, funzionano meglio. Una bottiglietta d’acqua a portata di mano è una piccola coperta di Linus che vi aiuterà a spezzare qualche passaggio più compresso.

Scrivere una scaletta

Sul foglio preparatorio – che si presentava bianco al centro, con intorno parole come ritmo, naturalezza, respirare, sorridere e acqua – ho poi iniziato a scrivere alcuni spunti di argomenti di cui probabilmente avrei dovuto parlare. Ti dico subito che alcuni sono stati rispettati, altri manco per niente.   🙂

Al di là delle 4 o 5 domande che io stesso mi sarei fatto se avessi dovuto intervistarmi (lo so, quella dell’auto-intervista è una mia mania di grandezza…), mi sono poi appuntato altri 4-5 temi “forti” che mi stavano a cuore. Chiamiamoli i “cavalli di battaglia” che a volte durante un esame ti aiutano a superare i momenti d’impasse (le famose e beneauguranti “domande a piacere”).

Anche qui, ragionare intorno ad alcuni temi più familiari non significa aver trovato la soluzione. Come sempre, è difficile che si riuscirà a parlare proprio di questo, anche perché il discorso viene tenuto in mano dai conduttori, o da chi ti sta esaminando (lavoro, università, ecc).

Arriva la diretta radiofonica

Siamo di nuovo nell’ambito della coperta di Linus. E per me così è stato. Durante la diretta mi sono tenuto davanti questo foglio, ho pensato che – in assenza di ossigeno – avrei potuto buttarci un occhio al volo e trovare un aggancio per ritornare al centro della conversazione.

Vuoi sapere com’è andata? Bene, molto bene. Tutti questi gran preparativi hanno portato successo a un’intervista che – con un paio di brevi pause pubblicitarie – è durata circa mezz’ora. Quindi parecchio tempo. Ma il segreto però è stato un altro.

Scordarsi tutto ciò che avevo appuntato, argomenti possibili, cavalli di battaglia, puledri e animali di ogni genere. Al momento della diretta, tutto è stato “tabula rasa”. In realtà mi sono soltanto sintonizzato con le persone che mi facevano le domande, senza pensare a chi mi stava ascoltando per radio.

Ho cercato di essere reattivo e rispettoso di ciò che mi veniva chiesto. Sono riuscito a sorridere (questo è importante), a bere durante le pause (di vitale necessità) e a lasciarmi andare, ripetendomi dentro di (più nella pancia che nella mente) “andrà tutto bene. Qualsiasi cosa succederà e dirai, andrà bene”.

Sono rimasto me stesso. È andata benissimo!

Comments

Mercedes Viola
Reply

Grazie Ale,
mi è piaciuto molto questo articolo, questa tua strategia mi sarà di aiuto e poi ti racconterò com’è andata bene 😉
un abbraccio
Mercedes

Enrica Fantini
Reply

Grazie grazie grazie

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