Crisi? La crescita della tua impresa è fatta di cultura

Sono settimane (ormai mesi) nei quali telegiornali e quotidiani aprono i loro notiziari e prime pagine con informazioni e commenti sull’andamento della nostra economia. Siamo circondati spesso di negatività, il nostro pensiero va costantemente alla precarietà del lavoro, o al futuro dei risparmi (e di conseguenza all’avvenire dei nostri figli).
Per diradare un po’ la nebbia di notizie fosche, prendo spunto da alcuni dati di scenario per condividere insieme a te l’importanza della cultura d’impresa, così come dell’impresa della cultura. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Nonostante la crisi, c’è comunque un’Italia che continua a crescere. Proviamo a capire insieme come potremmo farne parte.
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Il brand Italia primo al mondo
Durante la mia quotidiana lettura dei giornali (cartacei), sono due gli articoli (in qualche modo collegati tra loro) che hanno colpito la mia immaginazione. Da un lato c’è il rapporto 2011 di Federculture, nel quale si evidenzia come noi italiani – costretti forzatamente a risparmiare un po’ su tutto – abbiamo invece aumentato la spesa in favore delle attività ricreative e culturali, come i musei, le mostre, i teatri e i concerti in generale, anche di musica classica. Come dire “la cultura non ci farà ingrassare, ma stare meglio sicuramente sì”.
Tra i dati pubblicati, emerge come il brand “Italia” si confermi come primo al mondo nella classifica della cultura, davanti a Francia, Israele, Perù e Grecia. Come Italia, siamo solo decimi (ma in risalita) nella graduatoria dei Paesi “attrattivi nel complesso” (dove primeggiano Canada, Svizzera e Nuova Zelanda).
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La cultura del cibo porta benessere
L’altro articolo che mi ha dato spunti interessanti è l’intervista a Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly – catena agroalimentare di lusso – che sta preparando lo sbarco a Roma con una nuova sede presso la stazione Ostiense. Anche nel suo caso si parla di “cultura” del cibo inteso come mezzo di qualità per ritrovare il benessere interiore.
Spiega Farinetti: “Ogni negozio è legato a un valore metafisico. Torino l’armonia, Genova il coraggio, New York il dubbio, Roma la bellezza. Proprio la bellezza salverà l’Italia: la mia idea è convincere le persone a spostare i loro soldi da vestiti e orologi al cibo. In Eataly gli appassionati trovano i cibi di nicchia a prezzi più bassi rispetto a certi negozi alimentari del centro. Nei nostri locali (19 in tutto il mondo) si respira un’armonia fatta di acquisti, assaggi e dialogo sul cibo con persone competenti. Purtroppo in Italia chi vende cibo non è abituato a spiegare nulla: per questo noi italiani non conosciamo affatto le caratteristiche e i benefici di ciò che mettiamo sulla tavola”.
Cultura, dunque. E uso sapiente della comunicazione. Per questo ho preso spunto da quest’intervista. Vorrei passarti il messaggio che “comunicare la qualità e la bellezza” – di un qualunque prodotto o servizio – è un esercizio vincente. È l’azione che ti distingue dai concorrenti che si concentrano solo sul prezzo e sulla vendita intellettuale. Ma nel lungo termine è una strategia debole.
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Affascinare con la comunicazione
Sempre Farinetti sostiene che l’Italia e noi italiani ci salveremo se sapremo aumentare le esportazioni delle nostre bellezze: agroalimentare, moda e design, industria manifatturiera di precisione, arte e cultura. “Invito tutti ad andare in giro per il mondo – anche attraverso la Rete – a far innamorare i clienti dei nostri prodotti! D’altronde noi italiani siamo l’uno per cento del pianeta. Una pulce. Ma per una serie di circostanze siamo considerati i più “fighi”. Gli stranieri non ci stimano per il nostro senso civico, ma adorano la qualità della nostra vita. Ecco perché dobbiamo esportare le nostre ricchezze, la bellezza associata alla semplicità”.
È una comunicazione che mi convince, un bel messaggio. Da utilizzare in abbinamento a ciò che dicevo all’inizio: siamo un popolo che sta tornando a spendere per la cultura e la bellezza. Valori che spostano il nostro focus verso il benessere di chi ha capito che – più che mai in tempi di crisi – è più sensato e lungimirante investire sull’essere che sull’avere.
“Non è facile” ribatterà chi è sommerso di debiti e scadenze. Ma per come stanno andando le cose, ho la sensazione che sia meglio puntare su quei valori che nessun spread può portarci via. Così, dalla sera alla mattina.
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