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Il personal branding di Pizzarotti, neo sindaco di Parma. Una comunicazione efficace e vincente

Per affinare la conoscenza delle tecniche di Personal Branding, un buon allenamento che puoi fare leggendo i giornali è quello di osservare, con una certa attenzione, la comunicazione dei politici. I ballottaggi delle ultime elezioni amministrative rappresentano un ottimo esercizio per te. I candidati infatti si presentavano di fronte agli elettori in una sfida “testa a testa”: meccanismo che implica un’esasperazione un po’ anglosassone dei tratti personali e dei toni comunicativi.

Non limitarti però alle cifre recitate da tutti i telegiornali: cerca, tra gli articoli e le interviste, di andare oltre le statistiche e di osservare invece il comportamento di chi ha avuto successo, così come quello di chi ha perso.

In queste ore, è senza dubbio la vittoria di Federico Pizzarotti, candidato di Beppe Grillo alle votazioni per il sindaco di Parma, a meritare una veloce analisi di alcuni tratti della comunicazione politica che lo ha portato a diventare il primo cittadino del capoluogo.

Il suo Personal Branding – gestito con sapienza insieme alla moglie (attivista anche lei del Movimento 5 Stelle) – ha trascinato i consensi di un elettorato frastornato e deluso dalle precedenti giunte. Una comunicazione efficace che ha addirittura permesso il sorpasso sul candidato di centrosinistra, Vincenzo Bernazzoli (quest’ultimo, tra l’altro, esperto politico in qualità di militante del Partito Democratico e attuale presidente della Provincia di Parma).

 

Gli elementi del suo Personal Branding

Al di là dei contenuti politici (che speriamo rappresentino la vera sostanza del perché il giovane candidato 5 Stelle sia stato eletto sindaco), vediamo insieme alcuni elementi del suo brand. Una comunicazione vincente, un marketing personale che gli ha permesso di fare centro al primo colpo.

•    La campagna elettorale del “grillino” è costata solo 6 mila euro. Quella del suo avversario inizialmente 300mila, poi ridimensionati a 100mila. Mentre tutta Italia chiedeva a gran voce una riduzione dei costi della politica, questa mossa ha recepito e soddisfatto un bisogno reale e concreto, spiazzando tutti e convincendo più di mille comizi.

•    Pizzarotti ha 39 anni. Molti meno del suo antagonista. Lavora come project manager in banca. Giovane età e capacità operative sono un biglietto da visita vincente. La gente è stanca dei vecchi politici di professione ed è entrata nell’ottica che il pragmatismo tecnico alla Mario Monti è necessario per uscire dal tunnel.

•    Il suo look è sobrio, come il programma elettorale che ha presentato agli elettori. Jeans, camicia e giacchino blu. Sguardo diretto e determinato, linguaggio semplice senza formalismi, sorriso sincero. Un cocktail di cui se ne sentiva il bisogno.

•    La moglie Cinzia Piastri è stata l’anima della sua campagna. Impermeabile, jeans e borsa colorata, ha fatto da portavoce, assistente e consigliera. Anche per lei un curriculum concreto e sobrio: trasferitasi a Parma da un paesino della provincia per studiare Economia e Commercio, oggi è responsabile amministrativa in un’azienda di servizi su Internet. Nota la sequenza di termini: “responsabile” “amministrativa” “Internet”. Anche qui, un mix di esigenze intercettate.

•    Tra le prime parole del neosindaco: “Il Comune sarà la casa di vetro di tutti i cittadini. Qualunque spesa amministrativa dovrà essere trasparente”. Pizzarotti usa spesso metafore e canale visivo, che coinvolgono il maggior numero di persone e aiutano a costruire una visione verso il futuro.

•    “Sceglierò gli assessori tra i 226 curricula che mi sono arrivati”. È un segnale preciso: niente raccomandati, solo chi lo merita può lavorare. Una sorta di laboratorio che può rappresentare un modello, un altro modo di far crescere le persone dopo anni di “veline” sculettanti (“misteriosamente” promosse ai piani alti della politica…)

•    Dopo aver votato ai seggi, domenica Pizzarotti e la moglie si sono concessi una giornata fuori città per staccare la spina dopo la lunga campagna elettorale. Lunedì mattina sono rientrati normalmente al loro posto di lavoro, per poi prendersi mezza giornata di ferie e seguire in diretta lo spoglio delle schede. Giusto il tempo di diventare sindaco. Una moralità/normalità quasi sconosciuta.

•    Pizzarotti si è differenziato da Beppe Grillo per non attirare su di sé le critiche mosse contro il comico genovese da tutto il mondo politico (e da molti opinionisti). Ha spiegato – con un’altra metafora visiva e agreste – che Grillo è quello che con l’aratro disossa la terra. Di fatto colui che apre la strada, e per questo ci deve mettere una certa energia. Lui e gli altri sindaci del Movimento 5 Stelle sono invece coloro che passano dopo, per seminare e lavorare sulle fondamenta del terreno. Per una provincia bucolica e familiare – che ha tra i suoi simboli il culatello e il parmigiano – è un’immagine che fa breccia e ingolosisce.

•    Il suo slogan principale era “Fin da piccolo ho sognato di cambiare il mondo. Finalmente ho capito da dove iniziare”. Difficile resistere alle promesse di chi incarna un messaggio del genere. Specie in un periodo in cui ci restano solo i sogni, e si sente un gran bisogno di persone coraggiose. In grado di indicarci la strada verso il futuro.

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