Navigate / search

Scrivere un coccodrillo: l’incredibile caso di Liz Taylor

Saprai anche tu che i giornali preparano in anticipo i necrologi dei personaggi famosi, in modo da averli pronti in caso di necessità. Questi articoli in gergo si chiamano “coccodrilli”, un’etimologia riconducibile alla famosa espressione “piangere lacrime di coccodrillo”.

Quest’ultima sta ad indicare l’atteggiamento falso e ipocrita di chi finge di essere addolorato per una disgrazia altrui o si dispera solo in apparenza per un errore commesso.

Facendo una rapida ricerca in Rete, il detto pare avere radici antiche (si parla addirittura del nono secolo). Di fatto, trae origine dal particolare comportamento del famelico rettile al termine di un lauto pasto.

Il coccodrillo, infatti, durante la laboriosa digestione delle prede divorate in pochi bocconi, emette lacrime, non proprio di pentimento o rimorso per la sorte delle vittime, bensì per i dolori lancinanti prodotti dall’abbuffata. Nulla a che fare dunque con ravvedimenti romantico-sentimentali da parte dello spaventoso predatore…

Il coccodrillo nelle redazioni

Come dicevo all’inizio, in ambito giornalistico il “coccodrillo” è invece un servizio pubblicato all’indomani della scomparsa di una celebrità o di una personalità importante per onorarne la memoria in maniera adeguata.

Pensa a ciò che è accaduto dopo la morte di personaggi famosi come Mike Bongiorno, o addirittura Michael Jackson: nello spazio di poche ore, nella concitazione e nella commozione del momento, sono fiorite pagine e pagine di biografie stilisticamente impeccabili. Non parlo di banali necrologi o semplici epitaffi funebri, ma di contenuti corposi e dettagliati.

Definiamolo un “ricordo in grande stile” della figura scomparsa. Ma come è possibile? In così poco tempo?

Il trucco del coccodrillo giornalistico

È piuttosto vero che noi giornalisti – a differenza degli scrittori – scriviamo molto velocemente. Ma è altrettanto ovvio che i “coccodrilli” devono per forza essere già pronti da tempo…

Nelle redazioni dei giornali ci sono per l’appunto colleghi qualificati nel preparare i “coccodrilli”. È una specializzazione come un’altra, forse un po’ meno celebre rispetto a ruoli più ‘nobili’ come i vaticanisti o i quirinalisti.

In verità oggi, con la possibilità di accedere velocemente alle informazioni tramite web, la figura del coccodrillista è andata diluendosi. Serviva un tempo, quando non c’era Internet. Quando gli autori di coccodrilli conservavano nel proprio cassetto dettagli, pensieri, giudizi sulla vita di alcuni personaggi illustri, aggiornati più o meno di frequente, pronti per essere tirati fuori e pubblicati in caso di morte improvvisa.

Era un fine lavoro di archiviazione, oggi superato da Google e Wikipedia. Fantastiche invenzioni che ricostruiscono la memoria in pochi secondi. Ma, certo, non la sostituiscono.

Il coccodrillo di Liz Taylor

Potresti pensare: un’operazione cinica e di cattivo gusto? Forse. Ma è la realtà, o meglio, il risultato dei meccanismi giornalistici applicati alla realtà. Per questo dunque il termine “coccodrillo” ben si addice ad una sorta di commemorazione preconfezionata, quindi poco spontanea e sincera.

E comunque, se c’era bisogno di conferme, la vicenda legata alla morte di Liz Taylor ha superato ogni previsione. Il celebre New York Times ha lasciato molti lettori perplessi. Per commentare la scomparsa della diva hollywoodiana ha pubblicato il suo necrologio a firma Mel Gussow. Peccato che Mel Gussow fosse morto nel 2005. Ma, poiché il testo che aveva lasciato pronto “era troppo buono per essere buttato via”, come hanno detto al New York Times, lo hanno preso e semplicemente aggiornato.

Ti lascio con una citazione riportata da Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair.

La memoria è molto più di una serie di dati, è un punto di vista, ovvero l’unico aspetto che conti e qualifichi qualsiasi scritto.

Comments

Ilaria Cardani
Reply

La storia del “coccodrillo” di Elizabeth Taylor pubblicato dal “New York Times” ha lasciato perplessa anche me. Ma di fatto, ripensandoci, non vi è nulla di sbagliato nella pubblicazione del pezzo: onore a una grande artista – uno degli ultimi miti del nostro tempo – e anche a un capace giornalista che, probabilmente, seppure post mortem aveva da dire sulla Taylor molto di più di altri, viventi.

luigi cozza
Reply

Salve, ottimo pezzo. Noi siamo Luigi Cozza, siamo un azienda di trasporti
Italiana. Se potrebbe interessarti venite a visitare il nostro sito.

Leave a comment

name*

email* (not published)

website