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Scrivere i discorsi al presidente Obama

Che meraviglia la storia di Jon Favreau, 30 anni, speechwriter del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Frutto straordinario di quella mescolanza di etnie presenti in America – figlio di madre greca e padre canadese – Favreau è uno splendido esempio di cosa sia la democrazia Usa, in cui ognuno sfrutta tutte le chance possibili puntando sulle sue qualità umane e culturali.

La sua vita di “scrittore” (come si definisce lui) è cambiata nel 2005, quando fu presentato a Obama appena diventato senatore in Illinois. Alla fine Barack accettò di assumerlo, sebbene fino a quel momento i discorsi se li era scritti da solo e non pensava di aver bisogno di qualcuno che lo facesse per lui.

Di studi umanistici e originario del Massachusetts, Favreau è proiettato su due fronti contemporaneamente. Da un lato segue l’attualità per capire cosa pensa la gente; dall’altro si proietta su scenari futuri (come le presidenziali del 2012) che vengono studiati con molto anticipo.

Scrittura persuasiva

Come ogni esperto di comunicazione persuasiva, Jon tiene d’occhio gli avversari per modellare le caratteristiche vincenti. Cita Sarah Palin, repubblicana ed ex governatrice dell’Alaska, che nel recente Memorial Day si è messa a cavallo di un’Harley Davidson per sfilare insieme ai veterani del Vietnam. “La Palin – ha spiegato Favreau in un’intervista – attira la stampa come il miele e con le api: ogni cosa che fa le porta una copertura mediatica di almeno una settimana”.

Di Obama racconta che corregge le bozze dei discorsi fino all’ultimo minuto. Come a Oslo, nel dicembre 2009, in occasione della consegna del Nobel per la Pace, quando Favreau consegna la versione finale del testo sulla porta dell’aula della premiazione, un minuto prima che il presidente inizi a parlare.

Un discorso per ogni scenario

In occasione dell’Election Night del 4 novembre 2008, Obama aveva pronti tre discorsi diversi: uno per la vittoria (quello che poi ha letto), uno per la sconfitta e uno per il testa a testa senza vincitori.

Il super-lavoro a Favreau non è mancato neppure in occasione della recente visita in Inghilterra, quando per scrivere il discorso pronunciato da Barack a Londra, il giovane speechwriter si è letto tutti i discorsi di primi ministri e presidenti pronunciati al Parlamento britannico.

Nota come l’attacco crei il giusto rapport con la platea:

Prima di me in questa sala (Westminster Palace) hanno parlato il Papa, la Regina e Nelson Mandela. Il che può essere sia un obiettivo molto alto con cui confrontarsi che l’inizio di una barzelletta molto divertente…

Analizza anche il passaggio sui valori condivisi, nel quale Favreau accosta Winston Churchill all’ex presidente Usa Roosevelt, per spiegare che si può lavorare assieme pur essendo diversi:

Quella fra Washington e Londra resta una delle più antiche e forti alleanze che il mondo abbia mai conosciuto. Un’alleanza basata su una condivisione di valori. Diversamente dalla maggior parte dei paesi nel mondo, noi non definiamo la nostra cittadinanza sulla base della razza o dell’etnia. Essere americani o britannici significa credere in certi ideali.

Italian style

Pensaci bene: che un ragazzo a 24 anni entri nello staff di un giovane senatore democratico dell’Illinois, per noi italiani (abituati al nepotismo e al familismo) risulta quasi fantascienza. È probabile infatti che per i molti giovani, umiliati dal precariato o dalla disoccupazione, questa vicenda rappresenti un cazzotto allo stomaco.

Non pensi anche tu che ai nostri politici converrebbe scommettere sui giovani? Perché non cominciare dalla scrittura vincente?  🙂

Leggi anche:  Scrivere discorsi

Comments

Ilaria Cardani
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Complimenti Alessandro per il fatto che ti occupi di un tema come la comunicazione del presidente degli Stati Uniti, che non viene considerato se non molto marginalmente e solo occasionalmente dai mezzi di informazione tradizionali. C’è molto da imparare dall’analisi di questo di tipo di comunicazione, soprattutto considerando la povertà di contenuti, di forma e di stile dei politici italiani (vedi anche tuo post precedente).

Michele Castrogiovanni
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Ciao Alessandro, complimenti per la chiarezza espositiva.
Sicuramente tra le diversità del nostro sistema politico rispetto a quello americano c’è anche l’età media dei vari attori, a diverso titolo.
Credo che tra le conseguenze, non debba essere trascurata la “velocità” a cui viaggiano i due sistemi.

Un caro saluto

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