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Lo storytelling applicato al nuovo Papa

La cosa è andata così. Nei minuti in cui la storia del mondo stava cambiando, me ne stavo beato e distratto su Skype con un amico a cazzeggiare. Di fumate bianche non avevo il minimo sospetto.

Con la coda dell’occhio ho iniziato però a scorgere gli aggiornamenti della mitica Roberta Maggio, che intorno alle 19.30 scriveva su Facebook post del tipo:

Se aspetta che spiove per affacciarsi, andiamo lunga.
Affacciati al balcone, rispondimi al citofono.
Da quanto si sta facendo aspettare è una donna.

Come uno scimpanzé di laboratorio, mi sono illuminato di colpo e ho realizzato che stava per affacciarsi il nuovo Papa. Davanti alla tv, ho scelto di seguire La7. E ho fatto bene. Perché non appena è arrivato l’annuncio che il sostituto di Benedetto XVI sarebbe stato il cardinale Bergoglio, mentre su RaiUno calava un silenzio inquietante, Mentana aveva pronta la notizia: «È di origine italiana: è figlio di un ferroviere piemontese!». Accidenti! Ha detto proprio piemontese??

 

Da caporedattore di Torino Storytelling (e dopo aver fulmineamente postato su Facebook la notizia)

mi si è accesa un’ulteriore lampadina (a volte, capita). Ho pensato che da lì a poco sarebbero venute fuori un sacco di notizie su due filoni:

1) retroscena della vita privata del primo Papa extraeuropeo
2) news che collegano il Piemonte (Asti, Torino) alla storia umana dell’arcivescovo di Buenos Aires

In effetti di news così ne sono uscite davvero tante. E alcuni di queste te le racconterò in chiusura di post.

Lo storytelling sul Papa è un caso ideale

Parentesi per te. Per capire bene cosa sia lo storytelling, e come possa diventare un forte veicolo promozionale per la tua attività e il tuo business, ho pensato di scegliere al volo questo caso estremamente significativo.

L’elezione di un nuovo Papa scatena da giorni la curiosità dei giornalisti di tutto il mondo. Ogni vaticanista ha pronte le schede di (quasi) tutti i papabili, con dentro vita, morte e miracoli. E qui non intendo solo le carriere religiose e politiche: penso anche ai minimi particolari sull’uomo, sull’essere umano nel senso ampio del termine. Sulla sua vita quotidiana.

Per far conoscere un personaggio a una grande folla di persone, non si può sempre partire solo dalle informazioni di media-alta difficoltà. Va bene spiegare immediatamente alcune posizioni politico-religiose (è contro i matrimoni gay, è il primo Papa gesuita, era il grande favorito nel conclave del 2005).

Ma per avvicinare veramente l’uomo Bergoglio alla gente, per far scattare una sorta di immedesimazione nella sua persona (e di conseguenza un confronto con la sua grande sfida, che consente a noi comuni mortali di ridimensionare le nostre di tutti i giorni, e dunque di provare un po’ di sollievo) bisogna arricchire il racconto con spunti narrativi, semplici, a tratti poetici.

Lo storytelling è questo. Personificare e umanizzare concetti che sarebbero altrimenti troppo tecnici, razionali e distanti per essere assorbiti da un pubblico non ricettivo e sensibile.

Quale migliore veicolo, allora, di una storia raccontata per attirare l’attenzione della nostra parte bambina? Per risvegliare quel lato leggero di noi che ancora si incanta di fronte agli eroi, ai nemici, alle difficoltà da superare, alle imprese vinte e ai tesori riportati a casa?

Siamo tutti narratori

In realtà siamo tutti narratori. Pensa a come comunichi con gli altri durante una giornata qualunque: ti alzi la mattina e racconti ai tuoi familiari il sogno appena fatto (una storia). Al lavoro racconti ai colleghi cos’è successo nella riunione di ieri su quel nuovo prodotto che state progettando (una storia). A pranzo racconti alle tue amiche di quella gaffe fatta il giorno prima (una storia).

Quando sotto casa incontri il tuo vicino, gli racconti di quel cane incontrato poco fa al parco (una storia). A cena racconterai di quello strano rumore fatto dalla vostra macchina (storie storie storie…!).

Tuttavia cosa accade? Le narrazioni sono talmente abituali e scontate che raramente ci soffermiamo a ragionare sulle storie e sulle tecniche di racconto.

Lo storytelling del Papa francescano e piemontese

Prendiamo il caso dei giornalisti che dovevano soddisfare i gusti dei loro lettori subito dopo l’elezione del nuovo Papa. Per i vaticanisti (e i cronisti) del quotidiano torinese La Stampa, le due parole chiave intorno a cui far ruotare la storia sono state:

Francesco > francescano > ricercare particolari sulla vita semplice e umile del cardinale Bergoglio
Origini italiane
> parenti piemontesi > ricercare notizie sul suo rapporto con i parenti italiani e le città di Asti e Torino

Ecco – mescolate tra di loro e in ordine sparso – le notizie di varie fonti apparse in queste ore sul tema «Storytelling del Papa francescano di origine piemontese»:

  • È il quarto figlio di una coppia di immigrati piemontesi
  • Negli anni ’30 la famiglia Bergoglio partì da Portacomaro (Asti) per emigrare in Argentina
  • Suo nonno aveva un negozio di alimentari ad Asti
  • A Buenos Aires il papà, che era ragioniere, trovò lavoro come ferroviere
  • Parla spagnolo, italiano e tedesco
  • Ha un solo polmone. L’altro gli è stato in parte asportato durante l’infanzia per un’infezione
  • È grande tifoso della squadra di calcio del San Lorenzo de Almagro
  • Cucina da solo i suoi pasti
  • Va a letto alle 9:30 e si sveglia alle 4:30 del mattino
  • Rifiuta di concedere interviste
  • Prima del conclave 2005, circolava una catena di email che lo accusava di “non sorridere mai”
  • Ha visitato un ospedale e ha lavato e baciato i piedi di 12 pazienti affetti da AIDS nel 2001
  • Amava ballare il tango con la sua ragazza, prima di scoprire la sua vocazione religiosa
  • Alla fidanzatina scrisse: «Se non mi sposo con te, mi faccio prete»
  • Nel palazzo arcivescovile di Buenos Aires ha ricavato per sé solo un piccolo appartamento
  • Quando ti saluta, chiede sempre di pregare per lui
  • Passa parte del suo tempo nelle baraccopoli della capitale argentina
  • Con il padre giocava a briscola e seguiva il basket
  • Con la madre ascoltava con passione le opere liriche alla radio
  • La madre rimase paralitica dopo la nascita del quinto figlio
  • Suo padre per un disguido non prese un piroscafo che poi affondò al largo del Brasile (!)
  • A 13 anni inizia le scuole superiori e contemporaneamente lavora (fa le pulizie) in una fabbrica di calzini
  • Ha deciso di farsi prete a 17 anni, dopo una confessione (“Ho scoperto che Dio mi stava aspettando”)
  • Il suo film preferito è “Il pranzo di Babette”
  • Da professore faceva leggere Borges ai suoi studenti
  • Quando è diventato cardinale, si è fatto cucire l’abito dalla sorella
  • Dall’Argentina all’Italia viaggia su voli low cost
  • A Buenos Aires si sposta con i mezzi pubblici e vive in una casa modesta
  • I suoi nonni tra di loro parlavano piemontese, e così l’ha imparato

  • Nel 2003 è stato insignito del titolo ”Piemontese nel mondo”
  • Un suo cugino ha un’officina meccanica a Santena (Torino)
  • In visita a Torino, ha dormito a casa di due cugine (quartieri Santa Rita e Cit Turin)
  • Conosce a memoria la poesia “Rassa nostrana” in dialetto piemontese
  • Ogni tanto scrive email ai suoi cugini astigiani, infilando qua e là espressioni in piemontese
  • Si fa regolarmente inviare dall’Italia bottiglie di Grignolino
  • Porta con sé una foto della casa italiana e una manciata di terra astigiana

Il risultato è questo: ancora prima di leggere le sue idee e i suoi propositi in materia di governo della Chiesa, abbiamo conosciuto l’aspetto umano del nuovo Papa attraverso molti particolari della sua storia.

La nostra mente ora filtrerà qualsiasi informazione attraverso le due parole chiave: francescano (umile, semplice, vicino alla povera gente) e di origini piemontesi (per gli italiani, e in particolare per i torinesi, Papa Francesco è uno di noi. Ha attraversato le nostre città, conosce le nostre campagne, ama il vino e il dialetto della nostra terra).

L’empatia sarà dunque maggiore, grazie allo storytelling.

Ora tocca a te

Per questo con l’esempio del Papa – fatte le dovute proporzioni – dovresti poter organizzare un racconto della tua azienda, dei tuoi prodotti e dei tuoi servizi, traendo spunto da vicende accadute a persone in carne e ossa, da situazioni risolte da qualcuno dei tuoi colleghi o collaboratori, da sfide combattute da altri clienti che – grazie alla tua soluzione – hanno potuto sconfiggere le criticità e uscire dalla palude insidiosa del bisogno insoddisfatto.

Ricerca dettagli raccontabili, fai capire cosa ci sia dietro alla tua idea imprenditoriale. Fai trasparire emozioni, fatiche, eventuali fallimenti e risalite. Rendi la tua attività per quella che è: una storia come quella di tanti, dove alla base ci sono dei valori, degli obiettivi, un tuo codice di condotta.

Saranno le persone ad avvicinarsi, a identificarsi, a voler far parte della narrazione. Non avrai bisogno di vendere nulla. E tutto questo, soltanto con la forza di contenuti creativi e di qualità. Dunque a costi minimi. Come il biglietto aereo del Papa: low cost.

Prendi carta e penna e comincia a farti delle domande: quale retroscena narrativo può avvicinare il pubblico alla tua idea di business?

Comments

Claudio Gilberti
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Ciao Alessandro,
che bello questo articolo, grazie dei preziosi e sempre utilissimi consigli che regali ad ogni tuo articolo.
A me personalmente tornano sempre utilissimi, visto il mio desiderio di migliorare anche la mia scrittura.
Un abbraccio

Alessandro
Reply

Un grande abbraccio anche a te, Claudio. E grazie! (tienimi aggiornato)

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