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Storytelling politico: perché Berlusconi ha smacchiato Bersani

Gli americani ci vanno giù ancora più pesanti. All’indomani della sconfitta dei democratici nel 2004, James Carville – uno degli strateghi della vittoria di Bill Clinton nel 1992 – ammise: «Il linguaggio usato dai nostri avversari è arrivato più in profondità. I Repubblicani dicevano: vi proteggeremo dai terroristi di Teheran e dagli omosessuali di Hollywood. Noi invece abbiamo detto: siamo per l’aria pura, scuole migliori, più assistenza sanitaria. Loro raccontano una storia, noi recitiamo una litania».

Emozioni semplici contro schemi concettuali, riservati a pochi eletti. Vi ricorda qualcosa?

In quell’occasione, i comunicatori della destra americana sono stati abili ad appropriarsi di alcune classiche “minacce” da utilizzare come antagonisti (terroristi, gay) nell’ambito di un racconto. La scelta – che ha immerso gli elettori repubblicani all’interno di un universo narrativo, spingendoli a schierarsi in favore degli eroi, contrapposti ai cattivi – ha contribuito a far montare sentimenti (riconoscibili e comuni) come il senso di vendetta (prima) e la necessità della salvezza (poi).

E in Italia? Chi ha usato lo storytelling politico?

Avrai visto anche tu com’è andata a finire nelle elezioni di qualche giorno fa. Dopo un po’ di lettura dei quotidiani, ho pensato di scrivere questa breve analisi non solo per approfondire il tema dello storytelling politico, ma anche per condividere alcune evidenze comunicative emerse dalla campagna elettorale appena conclusa. Campagna nella quale – ormai lo sappiamo bene – Pierluigi Bersani ha azzerato in 85 giorni un vantaggio di quasi 20 punti. Mentre Berlusconi costruiva una rimonta impensabile per tutti, rioccupando ancora una volta il centro della scena (insieme a Beppe Grillo).

Rispetto all’esempio delle elezioni americane, lo schema è stato sostanzialmente identico. La sinistra ha usato un linguaggio astratto, ha parlato per filtri, usando parole tecniche che non hanno scaldato i cuori e creato una visione. Bersani si è trincerato dietro una campagna in difesa del vantaggio accumulato, ha usato slogan razionali come “L’Italia giusta”. Una “melina” calcistica secondo il vecchio slogan di sinistra che recita “se ti esponi, sei attaccabile”… Non c’era la storia, non c’era il racconto. Non c’erano né l’eroe, né l’antagonista. Non c’erano immagini da visualizzare o con le quali immedesimarsi.

Silvio, il paladino in difesa della casa

Berlusconi, invece, da storyteller smaliziato ha utilizzato riferimenti alla vita di tutti i giorni, concetti e immagini del tutto familiari, come la casa. La casa ce l’abbiamo tutti, rappresenta il nostro baluardo nei confronti dello “Stato cattivo” che ci vuole tassare. È il simbolo di riferimento attorno al quale il centrodestra ha fatto ruotare la propria visione della società.

Insieme alla figura della casa (Berlusconi si è candidato come paladino che ne difende la sacralità), il Cavaliere ha poi messo in campo un’altra immagine semplice, e allo stesso tempo geniale. Ovvero l’idea della riscossione in contanti dell’Imu, proprio in un luogo-simbolo per moltissimi elettori (specie i più anziani): l’ufficio postale!

Quello dove normalmente si tirano fuori i soldi per pagare le bollette della luce, questa volta si trasformava (con un teatrale colpo di bacchetta magica) in posto che elargisce un rimborso. E in contanti! Poco importa se tecnicamente sarà un’impresa impossibile. L’elettore vuole essere coinvolto nella storia, vuole partecipare. E Berlusconi gli fornisce il dettaglio che permette all’ascoltatore di visualizzare la promessa, di renderla credibile. Storytelling puro!

Lo storytelling della quotidianità

Torniamo a noi. Alla nostra vita di tutti i giorni. Alle nostre attività, ai prodotti che dobbiamo promuovere, ai linguaggi web che dobbiamo gestire. Come possono servirci, per esempio nell’ambito di una presentazione di vendita, le informazioni che abbiamo appena letto? Perché lo storytelling può aiutarci a interessare e coinvolgere il nostro pubblico, i nostri lettori, i nostri clienti?

Parleremo di questo nel dettaglio in uno dei prossimi post. Ma inizia comunque ad allenarti in questo senso. Osserva con attenzione le pubblicità, in televisione come sui giornali. Fatti delle domande mentre leggi articoli che parlano di sport, cinema, politica e quant’altro. Prova a identificare le figure-chiave della tecnica narrativa. L’eroe, l’antagonista, l’impresa da compiere, le difficoltà sul percorso.

Tornando per un attimo al caso del politico, attraverso la narrazione il nostro candidato arriva a diventare un protagonista di quel racconto con il quale porterà avanti il suo progetto. Se il candidato enfatizza, ad esempio, il tema della famiglia, significa che vorrà difendere gli interessi di quel genere di valori.

Perché allora è così importante “masticare” lo storytelling? Perché viviamo in un mondo di narrazioni. E se vogliamo produrre narrazioni o contro narrazioni – senza essere schiavi inconsapevoli di quelle altrui – dobbiamo capire le strutture-base del narrare.

Allenati con divertimento! Segui questo blog e… scendi in campo inviandomi le tue impressioni sull’argomento. Buon lavoro.

 

L’immagine di Bersani è tratta dal sito http://www.europaquotidiano.it/
L’immagine di Berlusconi è tratta dal sito http://www.focusitaly.net

Comments

Livio
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Ale.. ineccepibile!
Sei il “guru” dello storytelling in Italia!!!!

Alessandro
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Grazie di cuore! Troppo buono.

Frankie
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What keeps ya lookin is cos ya one of us cyster! i feel sorry for the animals with these but they dont seem to cause them much pain cos they dont yelp or seem to scratch at em, but must feel better when th;r1#82&7eye out! Ben

Mercedes
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molto interessante la tua analisi, penso che Grillo e Berlusconi si incontrano in questa capacità di farsi sentire vicini alle persone realizzando, o quando meno promettendo di realizzare, le loro fantasie.
Che ne dici di quella pagina di fb “Berlusconi restituisce cose”? Io ho sempre pensato fosse parte della sua campagna, perchè anche chi non l’avrebbe mai votato finiva per ridere guardando la sua faccia.
condivido ora!

Alessandro
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Hai ragione Mercedes, la pagina FB potrebbe essere gestita da qualcuno dello staff. Anche se a volte sono gli avversari stessi a fargli un favore, veicolando i suoi messaggi.
Un esempio tipico – che ci suggerisce Gianluca Giansante – è il termine “pressione fiscale”: è stato Berlusconi a coniarlo, così da far passare l’idea che il fisco è solo “cattivo”, ansiogeno. Purtroppo lo usano anche i suoi avversari… Così, senza rendersene conto, condizionano gli elettori a dargli quel significato. Salvo poi (è il caso di Bersani e Monti) sostenere che le tasse vanno pagate, senza “se” e senza “ma”. Di fondo resta il controsenso.

Marco Neri
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mah.. per quanto mi riguarda il vero smacchiatore è Grillo ! 😀 Ha smacchiato tutti e due i B che sono rimasti ad una concezione della politica di epoca giurassica !

Per quanto riguarda lo storytelling… l’ho scoperto da poco grazie anche a te Alessandro e di questo ti ringrazio.

Un aneddoto che mi ha fatto capire cos’è lo storytelling lo riporto volentieri a chi leggerà questo tuo post: “Per chi non lo conosce il mercato attuale delle bici da corsa si misura in grammi, cambi elettronici, K di carbonio, un po’ di estetica, un pizzico di storia, se non mitologia, per alcuni marchi e molta pubblicità legata al ciclismo professionistico.

Nonostante questo, ogni volta che compro una bici mi ricordo l’incontro di qualche anno fa con un artigiano locale. Mi prese per mano, mi accompagnò vicino al telaio che mi piaceva e mi spiego come i tubi venivano saldati e colorati. Poi, mi prese i cerchi che tanto mi piacevano e mi fece vedere la differenza tra quelli ed altri che aveva. Sinceramente io non ho mai capito, né come i tubi si saldano, né la differenza tra un cerchio e l’altro. Mi ricordo però come toccava e come raccontava quel cerchio, quel cambio e quel telaio. In negozio, ne aveva tanti altri sia ben chiaro, ma quelli sembravano magici. Non costavano di più, non erano probabilmente i migliori, erano semplicemente magici ai miei occhi. Praticamente, l’artigiano mi aveva fatto sentire la bici prima ancora di provarla e prima ancora di decidere di comprarla. Cosa aveva inconsapevolmente fatto? Aveva fatto dello storytelling, mi aveva raccontato le emozioni che lui aveva dietro quel prodotto, mi aveva raccontato di lui mentre pedalava e di lui mentre costruiva il telaio. Gli aspetti più interessanti sono due.

In primo luogo, lui all’epoca già non era più un artigiano, bensì un semplice assemblatore di bici costruite altrove, e io continuo a chiamarlo e pensarlo come un artigiano!

In secondo luogo, quell’artigiano ha usato lo storytelling ben nove anni fa e la magia delle sue parole continua a risuonare dentro di me ancora oggi. Quello che ha fatto quell’uomo è stato trasferirmi la sua esperienza di costruttore di bici e le sensazioni che lui provava.”. Questo è lo story telling ! E’ una storia, capace di suscitare emozioni, spiegare i perché, illustrare i come e invogliare l’ascoltatore a cercare il cosa.

Alessandro
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Grazie a te, Marco! Mi hai regalato una storiella da raccontare ai corsi 🙂

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